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Sondrio - È la provincia che ha visto nascere più imprese con titolari giovani under 35 anni: quasi uno su due, il 46,5% del totale. Ma Sondrio presenta anche il tasso di crescita di neo imprese più negativo di tutta la Lombardia, un -0,6%. Un dato che poteva essere anche peggiore se non ci fossero stati i cosiddetti "figli della crisi", donne e uomini che, dopo aver perso il lavoro, hanno provato a giocarsi un'ultima opportunità mettendosi in proprio e avviando loro una nuova attività imprenditoriale. In provincia di Sondrio, nei primi sei mesi dell'anno da gennaio a giugno 2012, è successo per l'altra metà dei neo imprenditori, un 39% di titolari fra i 35 e i 49 anni e per quell'11,4% di ex lavoratori dipendenti fra i 50 e i 64 anni. Una fotografia sui nuovi imprenditori, scatta dall'ultima indagine della Camera di Commercio di Monza e Brianza, da cui emerge però un altro dato non proprio positivo: la loro impresa ha una vita media di sei-sette mesi, al massimo un anno, contro i due anni e mezzo raggiunti dalle altre aziende.
La crisi spinge anche a questa nuova sfida, per poter tenere contro la difficoltà o quanto meno per restare sul mercato del lavoro: in sei mesi in Lombardia sono nate così 7mila nuove imprenditori titolari di impresa individuale che hanno aperto una propria attività per rispondere alle difficoltà occupazionali.
Sondrio non sfugge a questa regola: ci sono giovani alla ricerca del primo posto di lavoro, quasi una nuova impresa su due ha un titolare con meno di 35 anni, ma anche donne che si reinventano - 3 su dieci, oltre il 31% che fa di Sondrio una quasi provincia "women frendly" - e fra tutti quasi due su dieci sono neo imprenditori stranieri.
Insomma, il dato forte è che la crescita della neo imprenditorialità per almeno il 39 per cento delle nuove imprese in Lombardia nel 2012 è spinta da uomini e donne che hanno perso il lavoro nell'ultimo anno.
E tentano così ogni opportunità per garantirsi uno reddito minimo, uno "stipendio" che quasi mai come guadagno netto va oltre i 1.500 euro al mese.
Le strade sono le solite: si apre un negozio o una piccola attività commerciale, un'aziendina. Per i giovani si tratta di una sorta di riscatto alla difficoltà di trovare un vero posto di lavoro nella propria provincia. Si giocano invece il tutto per tutto gli over 45-50 anni, oggi costretti dalla crisi e senza più opportunità a mettere sul tavolo anche la propria liquidazione, soldi da investire nella nuova scommessa di vita. Con rischi imprenditoriali altissimi.
Su tutto pesano i soliti lacci di un neoimprenditore: costi burocratici, costi di gestione, costi energetici, e la difficoltà, oggi, ad ottenere un prestito regolare in banca. Anche da dietro a questo fenomeno trova spazio il nuovo diffonersi delle cambiali. Insomma, il fenomeno è certo in crescita, anche se di un numero risicato, ma il dramma è che dietro si specchia il boom della cassa integrazione registrato degli ultimi mesi e dei licenzimaneti: secondo i dati dell' Inps, rielaborati dalla Cgil, dall'inizio del 2012 si è arrivati a 117.922 lavoratori a zero ore. Un primato italiano.
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