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Sciopero in Svizzera
contro i nostri frontalieri

Il valico di frontiera a Villa di Chiavenna (Foto by domiziano lisignoli)

SONDRIO - Le imprese scendono in piazza per dire basta a quella che ritengono una concorrenza sleale degli italiani. La manifestazione in programma per oggi è promossa da Unia, il sindacato socialista. Non si tratta di populismo xenofobo, ma di una rivendicazione di lavoratori che vedono a rischio diritti e salari a causa del presunto dumping degli artigiani italiani.


Il settore della posa del ferro in Ticino è divenuto terreno di conquista per speculatori senza scrupoli che arrecano danno all'economia e alimentano i fenomeni di sfruttamento e di messa in concorrenza di tutti i salariati» spiega Claudio Carrer da Unia. A preoccupare in modo particolare il sindacato Unia e i lavoratori è il comportamento «sospetto di alcune ditte italiane insediatesi recentemente in Ticino che si fanno strada con offerte del 35-40 per cento inferiori ai normali prezzi di mercato. Offerte sostenibili solo speculando sulla qualità e sulle condizioni di lavoro dei dipendenti e che rischiano di fare scuola e travolgere l'intero settore».


Sono numerose, soprattutto nei mandamenti di confine, ma più in generale in tutta la provincia di Sondrio, le aziende che lavorano per clienti in Svizzera. «Per le nostre aziende il mercato svizzero è molto importante - sottolinea Stefano Coldagelli, presidente degli artigiani di Chiavenna e vice di Gionni Gritti -. Proprio come avviene sul fronte del lavoro dipendente, anche se in questo secondo caso in termini quantitativi l'incidenza è senza dubbio superiore. Credo che nel cantone dei Grigioni non ci siano criticità analoghe a quelle del Ticino. Come categoria siamo convinti della necessità di rispettare fino in fondo le normative vigenti».


La questione è al centro dell'attenzione degli organismi che tutelano gli italiani all'estero, sia a livello di sindacato, sia di altri organismi. «I controlli finalizzati alla riduzione dei fenomeni di sfruttamento sono sacrosanti» rileva Claudio Pozzetti, sindacalista e conoscitore del settore dopo una lunga carriera nella Cgil, dal Consiglio generale degli italiani all'estero. Sono fondamentali - dice Pozzetti - per impedire il doppio sfruttamento, sia sul fronte delle imprese, sia per i dipendenti. «È lo spirito che ha animato in passato le mobilitazioni legate alla figura dell'idraulico polacco. Ora riguardano il ferraiolo comasco e l'edile valtellinese, ma il principio non cambia. Il costo del lavoro deve essere determinato dal Paese dove si svolge. Condividiamo l'impostazione di Unia, purché non si sfoci nelle rivendicazioni della Lega dei ticinesi che si oppone ai frontalieri. Non è questo il caso: Unia vuole il rispetto delle leggi».

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