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Consorzio Bitto e Casera,
ecco il nuovo presidente

SAMOLACO - Vincenzo Cornaggia (Foto by dardo rigamonti)

SAMOLACO Vincenzo Cornaggia è il nuovo presidente del Consorzio di tutela Valtellina Casera e Bitto. Cinquant'anni, sposato con la moglie Roberta, e padre di due figli di 12 e 9 anni. A Somaggia, territorio comunale di Samolaco, lui e la moglie mandano avanti l'impresa di famiglia. Centotrenta mucche, una trentina di manze e manzette che in questi giorni sono in «villeggiatura», all'Alpe Andossi, al riparo dalla cappa di caldo. Cornaggia fa l'allevatore dall'89. È socio e consigliere della Latteria di Delebio, alla quale conferisce il suo latte. «Il mio bisnonno paterno acquistò la terra qui a Somaggia all'inizio del '900 - dice Cornaggia il cui nome tradisce origini diverse dalla Valchiavenna - i miei sono originari di Cosio, ma la nostra è un'azienda storica». Da pochi mesi ha sostituito Maurizio Quadrio alla guida del Consorzio, in un momento non facile per il comparto, sia per la concorrenza che arriva dall'industria, sia per le lotte intestine che da molti anni vedono su opposte barricate gli allevatori valtellinesi e i “secessionisti” guidati da Paolo Ciapparelli, presidente dell'associazione produttori valli del Bitto.
Ciapparelli ha annunciato di voler boicottare la Mostra del Bitto e di voler organizzare una mostra indipendente a Gerola, è una provocazione o fanno sul serio?
«Se è una provocazione non intendiamo accoglierla, ma non sta a noi dire se è una scelta giusta o sbagliata. La Mostra del Bitto da più di 100 anni si svolge a Morbegno, io credo che sia un'opportunità e una vetrina importante per tutti».
L'associazione Valli del Bitto rientrerà nella Dop, anche se le forme saranno certificate dal Csqa di Thiene, escludendo ancora una volta il consorzio di tutela provinciale?
«A noi non risulta che per quest'anno siano riusciti a rientrare nella Dop, forse hanno presentato la richiesta per il 2011, ma al di là di questo è il ministero che ha assegnato al Consorzio di tutela Valtellina Casera e Bitto la marchiatura a fuoco delle forme, mentre il Csqa di Thiene è l'ente preposto alla certificazione, è quello che di fatto fa i controlli sul rispetto del disciplinare andando sugli alpeggi e nelle aziende».
Lei crede dunque che ci sia una frattura insanabile?
«No tutt'altro, abbiamo sempre detto di essere aperti al dialogo, non abbiamo mai chiuso la porta a nessuno. Se il confronto è costruttivo può soltanto portare vantaggi, per tutti. È importante fare promozione insieme, valorizzando il prodotto e il territorio, ma non abbiamo mai cercato di negare la loro storia. I nostri sforzi sono andati sempre in questa direzione e sul confronto continueremo a lavorare».
Nel 2009 il Consorzio di tutela valtellinese ha marchiato 186.549 forme di Casera e 20.314 forme di Bitto. Attualmente conta 250 soci allevatori, 80 alpeggiatori che producono il celebre formaggio d'Alpe e una ventina di produttori di Casera. Una realtà di nicchia, ma importante per l'esportazione del marchio Valtellina. Quali sono le strategie a cui sta lavorando il consorzio per mantenere livelli di redditività accettabili per i suoi soci?
«La novità più importante che abbiamo reintrodotto quest'anno è un prezzo indicativo per il Bitto, frutto di un accordo tra le tre Cooperative (Latteria Delebio, Colavev e cooperativa di Chiuro) e i produttori ai quali sarà riconosciuto un acconto di 9 euro al chilo, più una quota variabile fino a 2 euro a seconda delle caratteristiche del formaggio. Così, con la Dop paghiamo in modo dignitoso i produttori, uniformiamo i prezzi e garantiamo una remunerazione agli alpeggiatori. E poi stiamo intensificando i controlli sugli alpeggi, verificando sul campo che i produttori si attengano scrupolosamente al disciplinare. Per quest'estate, in collaborazione con il multiconsorzio stiamo anche portando i nostri prodotti nei rifugi. Abbiamo cominciato dalla Valmalenco».

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