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Arrivano le prime reazioni alla notizia della sanzione applicata a due commercianti della Media e Bassa Valle che avrebbero utilizzato impropriamente il marchio Dop Valtellina Casera. La frode commerciale è stata rilevata lunedì scorso nell'ambito dell'attività di controllo degli agenti dell'Icq, l'Ispettorato centrale della tutela e repressione frodi dei prodotti agro-alimentari che opera su tutto il territorio nazionale nell'attività di prevenzione e repressione dei fenomeni fraudolenti che generano situazioni di concorrenza sleale tra gli operatori del settore alimentare. Gli ispettori hanno multato due imprese commerciali colpevoli di aver esposto al pubblico alcune forme di formaggio marchiate Valtellina Casera, ma in realtà si trattava di un altro prodotto caseario, di cui al momento sono ignote qualità e origine. Sono state individuate forme non certificate sia nel reparto freschi, che nei magazzini. Quello di lunedì è il primo caso di frode commerciale, riscontrato in provincia di Sondrio, relativo al Valtellina Casera. «Non conosco il caso specifico - afferma il presidente dell'Unione commercianti della provincia di Sondrio Marino Del Curto - ma mi auguro che i commercianti siano stati in buona fede e non si siano resi conto del tipo di merce che avevano sul bancone. Se così non fosse, è giusto che chi commette delle irregolarità venga sanzionato. Come associazione cerchiamo sempre di mettere al primo posto la tutela del consumatore, ma questi controlli vanno anche nella direzione di difendere i tanti operatori commerciali che operano nel pieno rispetto delle regole».
Il Valtellina Casera è un prodotto di forza del settore agroalimentare della provincia di Sondrio e sull'integrità e la tracciabilità di questo formaggio dipende il reddito di tutti gli operatori della filiera, a cominciare dagli allevatori. «Abbiamo dei disciplinari condivisi che stabiliscono regole precise rispetto alla produzione del Valtellina Casera, ma anche del Bitto - spiega il direttore dell'Apa di Sondrio, Franco Robustelli - per noi sono una garanzia di qualità e di riconoscimento del prodotto che va a finire sulle tavole dei consumatori, chiaro che se viene meno questa garanzia si genera confusione e si rischia di mettere in pericolo la remunerazione dei nostri allevatori, ma anche di tutti gli altri attori della filiera». Anche Maurizio Quadrio, presidente del consorzio per la tutela del Valtellina Casera e del Bitto ha parlato della necessità di salvaguardare il “buon nome” dei prodotti valtellinesi, guardando all'attività di monitoraggio degli ispettori dell'Icq nei punti vendita come una forma di autotutela importante.
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