Tragedia in Valmalenco. Valanga uccide due scialpinisti
Il luogo in cui è avvenuto il distacco ai piedi dello Scerscen due amici sono rimasti travolti, il terzo è riuscito a mettersi in salvo

Tragedia in Valmalenco. Valanga uccide due scialpinisti

Tre amici con la passione della montagna travolti lungo la ferrata dei camosci nel Vallone dello Scerscen - Uno si è salvato

Un versante innevato, esposto a sud. Un cielo terso e un sole accecante a 3mila metri di quota. A volte l’imprevedibile si risolve in uno scampato pericolo e con una scarica di adrenalina. Ieri il rischio era nell’aria e ha mietuto due vittime. Luciano Bruseghini, classe 1974, alpinista e fotografo per passione, residente a Caspoggio (una moglie, un figlio piccolo e un altro in arrivo) e Pietro Luigi Pellegrini che di anni ne aveva 53 ed abitava a Teglio con la moglie e le due figlie. Illeso, ma sotto choc, il terzo amico che con loro stava scendendo dal bivacco Parravicini. È stato lui ieri poco dopo mezzogiorno a dare l’allarme chiamando i soccorsi che sono giunti in massa: i due elicotteri del 118 - da Caiolo e da Bergamo - e un velivolo dei pompieri da Malpensa hanno portato in quota le squadre di soccorso alpino e guardia di finanza - una quindicina di persone in tutto - che si sono messe a perlustrare l’accumulo ai piedi della valanga: uno dei due sfortunati scialpinisti era affiorato dalla neve, ma per lui non c’era comunque niente da fare, il compagno lo hanno trovato sepolto, privo di vita. Un intervento non facile, dal momento che tutto l’anfiteatro ai piedi del pizzo Sella minacciava di scaricare neve fradicia e pesante come il cemento. I tre erano partiti dal bivacco con l’intento di attraversare i due ghiacci dello Scerscen (da superiore a inferiore) lungo la vecchia ferrata messa a punto da Bianco Lenatti. Una via di per sè non facile, ma estremamente pericolosa in giornate come quella di ieri, dove un rischio valanga di grado due- come quello indicato dal centro Nivometeo di Bormio - avrebbe potuto aggravarsi localmente a causa della forte esposizione al sole.
Nel primo tratto tutto è filato liscio, poi nel percorrere la parte di pendio ripido ed esposto i tre sono entrati in un lastrone che ha trascinato Luciano e Pier per 150 metri. Impressionante la valanga, non tanto per il fronte quanto per la zona impervia che ha interessato: un fronte di una cinquantina di metri e una lunghezza di oltre trecento lungo un ripido pendio tempestato di speroni e salti rocciosi. I due, insomma, non hanno avuto scampo, mentre l’amico, interessato solo marginalmente è riuscito a mettersi in salvo. Tutti e tre espertissimi e tutti e tre molto ben equipaggiati con tanto di casco, imbragatura e Arva acceso (che ha consentito di individuare subito una delle due vittime, l’altra è invece stata trovata da una delle tre unità cinofili presenti sul posto). Ma nulla è servito davanti alla massa che li ha travolti alle spalle. Una volta recuperati i corpi, i soccorritori sono stati riportati a valle e le salme - dopo aver ottenuto il via libera della magistratura - sono state trasferite alla sala mortuaria dell’ospedale di Sondrio.

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