«Quella telefonata spense ogni speranza»
A destra il sindaco di Lovero Anna Maria Saligari con la mamma e la sorella di Lorenzo Parravicini (Foto by gianatti)

«Quella telefonata spense ogni speranza»

Lorenzo Parravicini era tra gli operai travolti dalla frana mentre erano al lavoro a S. Antonio Morignone . Lovero, suo paese natale, il 25-26 agosto, fine settimana della festa patronale, lo ricorderà con una mostra ed eventi.

Lovero il prossimo 25-26 agosto nella festa patronale di Sant’Alessandro ricorderà la sua vittima della frana staccatasi la mattina del 28 luglio del 1987 dal Monte Zandila. È Lorenzo Parravicini, uno dei sette operai che persero la vita mentre stavano cercando di ripulire Sant’Antonio Morignone dai detriti che l’alluvione del 18 luglio aveva seminato nel paese rendendolo uno scenario lunare, apocalittico.

«Faremo una mostra fotografica e lo ricorderemo anche oralmente e con delle poesie – ha affermato il sindaco di Lovero Anna Maria Saligari presente con la fascia tricolore alla commemorazione del 18 luglio ad Aquilone alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella - Più o meno io e Lorenzo siano nati in quegli anni. Ci conoscevamo tutti in paese. Lorenzo era un gran lavoratore».

Era nato nel 1963 e da tempo lavorava per la stessa azienda dell’Alta Valle. Ad Aquilone nel giorno del ricordo erano presenti la sorella Giovanna e la mamma Maria per ritirare la targa commemorativa. «Lorenzo l’avevamo sentito la sera precedente - ricorda la sorella Giovanna -. Non rientrava a casa la sera perché la strada era bloccata. Era tranquillo, non aveva timori o preoccupazione per il lavoro che stava facendo. Quello è stato l’ultimo contatto con noi familiari. La mattina seguente verso le 11 abbiamo avuto notizia che era scesa la frana. Abbiamo sperato non fosse lì, poi è arrivata la telefonata della sua azienda. Purtroppo Lorenzo era uno dei dispersi. Siamo contenti che l’amministrazione comunale di Lovero intenda ricordarlo nel trentesimo della sua scomparsa». Oltre a Parravicini c’era anche un altro operaio dell’alto Tiranese fra quelli che sono stati seppelliti dalla frana. Era Guido Facen di Tovo, era nato nel 1935.

Ad Aquilone con il sindaco di Tovo Corrado Canali c’era la nipote di Facen, Fiorella: «I miei ricordi sono legati a quanto mi racconta sempre la nonna. L’aveva sentito la sera precedente al telefono. Come gli altri operai era anche lui in Alta Valle e non poteva scendere a casa a causa dell’interruzione delle vie di comunicazione. Non era preoccupato. Poi la mattina successiva è successo quello che è successo. È arrivata la terribile telefonata che il nonno era disperso, la speranza che potesse essersi salvato si è presto dissolta». Ci sono i familiari di Umberto Compagnoni: «Resta sempre il rammarico che se avessero calcolato l’esatta tempistica della frana la disgrazia si sarebbe potuta evitare- afferma la moglie Patrizia -. Mio marito ha dato la vita per aiutare gli altri».

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