Paura e incognite in Val Bregaglia  «Ma si lavora per ricominciare»
La colata di fango ha travolto 12 edifici e una importante falegnameria della zona

Paura e incognite in Val Bregaglia

«Ma si lavora per ricominciare»

Mezzi impegnati oltre frontiera per sgomberare i detriti della colata. Il granconsigliere Michael: «L’obiettivo ora è quello di riaprire la cantonale il prima possibile».

«Questo è stato un mese difficilissimo, sia per il dramma delle persone decedute in Val Bondasca, sia per tutto quello che ne è conseguito. Ora permangono paure e incognite, ma la Bregaglia guarda avanti».

È passato un mese dal crollo del Pizzo Cengalo di mercoledì 23 agosto e Maurizio Michael, rappresentante al Granconsiglio di Coira, non ha dubbi: si sta facendo tutto il possibile per ridurre l’impatto di questo disastroso smottamento. E presto le novità potrebbero riguardare anche la viabilità, con un miglioramento delle condizioni di apertura della strada che unisce Chiavenna e Sankt Moritz in vista della stagione turistica invernale.

Il bilancio è pesantissimo sia sul piano delle vite umane, sia per le conseguenze sulla popolazione di Bondo, costretta a lasciare la propria abitazione per il rischio di colate detritiche. Ma questo evento drammatico ha colpito, chiaramente con un’intensità minore, anche il resto della Bregaglia svizzera e italiana. Michael non ha un ruolo diretto nella gestione di questa crisi, di cui si occupa il municipio guidato dal sindaco Anna Giacometti, ma le sue parole esprimono un punto di vista autorevole sulla situazione locale. Fra gli aspetti più significativi che non riguardano solo la popolazione di Bondo c’è la situazione della strada cantonale, che è stata travolta da fango e massi. I mezzi da cantiere lavorano senza sosta sia per creare un nuovo bacino di ritenzione, sia per liberarla dal materiale. La vecchia cantonale, utilizzata attualmente dalle 6,30 alle 20, è stretta e non garantisce la possibilità di viaggiare contemporaneamente in entrambi i sensi di marcia. Al momento non si può ancora sapere se ci sarà la possibilità di riutilizzare la nuova cantonale, che è stata parzialmente danneggiata. «L’obiettivo è la definizione di una soluzione provvisoria più performante di quella attuale per l’inverno, una stagione che dovrebbe essere segnata dalla riduzione del pericolo di colate a causa delle temperature decisamente inferiori a monte - prosegue Michael -. Forse si potrà anche valutare il passaggio sulla nuova cantonale, con tutti gli accorgimenti necessari e opportuni».

Inoltre la strada chiusa di notte rappresenta un disagio per la popolazione della Bregaglia, ma anche una fonte di incognite per l’economia transfrontaliera. «Le conseguenze si percepiscono qui in Bregaglia, dove a Bondo inevitabili dubbi sul futuro riguardano il settore artigiano con circa 40 dipendenti. Ma più in generale anche il turismo, reduce da un’estate segnata da dati positivi, ha pagato un prezzo elevato. Sappiamo che anche a Chiavenna c’è stata una riduzione del flusso di visitatori svizzeri, a dimostrazione di come questo territorio sia uno spazio funzionale internazionale».

Per quanto riguarda le abitazioni, «grazie alla presenza di un istituto indipendente di diritto pubblico al quale tutti gli anni le famiglie versano un premio, il rimborso è stato garantito». Ci sarà anche la possibilità di ricostruire le case in luoghi diversi da quelli nei quali sono andate distrutte, restando all’interno del territorio cantonale.

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