«Ora Pier raggiungerà la sua vallata»
Tantissime persone hanno voluto testimoniare vicinanza alla famiglia di Pierluigi Pellegrini, partecipando ai funerali (Foto by Foto Gianatti)

«Ora Pier raggiungerà la sua vallata»

Mercoledì ai funerali di Pierluigi Pellegrini, morto sotto la valanga in Valmalenco, le parole di don Nicola. Il vicario di Tirano: «Alla moglie e alle figlie dico di imparare a sentire la sua presenza fissa e costante».

«Saliamo la montagna del dolore, accompagnamo Pier ma poi lasciamo che lui prosegua il suo cammino con Dio, che raggiunga la sua vallata. Il suo paradiso è il compimento dei desideri che aveva dentro. Quanto a noi, dobbiamo ridiscendere, tornare alla vita di tutti i giorni senza dimenticare, però, che Dio, tramite Pier, ha aperto il nostro cuore». Ha usato la metafora della montagna il vicario di Tirano, don Nicola Schivalocchi, nell’omelia pronunciata mercoledì pomeriggio nella chiesa parrocchiale di Tresenda di Teglio alle esequie di Pierluigi Pellegrini, lo scialpinista di 52 anni che ha perso la vita sabato scorso in Alta Valmalenco, travolto, insieme all’amico Luciano Bruseghini, dalla valanga che si è staccata nell’area del massiccio del Bernina.

La piccola chiesa della frazione tellina non è riuscita a contenere la folla di persone che ha voluto stare vicino alla moglie Luisa, alle figlie Francesca e Lisa, ai parenti e dare l’estremo saluto a Pier. C’erano gli amici con cui ha condiviso le passioni per lo sport, fra cui lo scialpinismo e il nuoto, ma anche i colleghi di lavoro del nosocomio Morelli di Sondalo.

«Luisa, Francesca e Lisa hanno sentito tante parole di consolazione e vicinanza in questi giorni - ha detto don Nicola -, ma ora siamo arrivati al punto in cui le parole lasciano spazio al silenzio, dove una presenza si fa strada: quella del Signore. Il Signore, che talvolta nella vita lasciamo da parte, si fa accanto e accompagna sulla montagna in cima alla quale si trova una tavola imbandita, un luogo famigliare dove poter sedere, gustare e godere la compagnia». Don Nicola ha ricordato che anche Gesù è salito sulla montagna del dolore prima di noi, ha sperimentato per primo cosa significhi ed ora prende per mano Pier e lo porta nel suo regno, «un regno che salta la nostra comprensione - ha sottolineato il giovane religioso -, uno spazio dove tutti possono entrare». Pier adorava quelle montagne. E in questo don Schivalocchi ha trovato un significato: «Il desiderio di arrivare in cima, di sperimentare, tentare una via, farlo in compagnia è desiderio di vita. Ognuno lo tira fuori in modi diversi più o meno avventurosi. Questi desideri non sono finiti. Dopo una montagna ce n’è un’altra. L’ultima è quella dell’incontro intimo con Dio, che non dà delusioni e non prepara a tragiche sorprese. Dio dice: beato te, sii felice».

Da qui l’invito di don Nicola a non smettere di ricercare la bellezza su questa terra, pur con la lezione appresa in questa tragedia. E alla domanda: Dio non può portarci indietro il caro Pier? «Dio non torna indietro - ha detto don Nicola -. È il momento di accompagnare Pier e poi ripartire più ricchi dentro. Alla moglie e alle figlie di Pier dico di imparare a sentire la sua presenza fissa e costante». Una sofferenza silenziosa e dignitosa ha accompagnato la funzione - solo un mazzo di fiori sulla bara, diversamente le offerte sono state devolute al progetto Icaro - al termine della quale la salma ha proseguito per la cremazione.

Questo pomeriggio, alle 14,30, nella chiesa di Caspoggio sarà celebrati i funerali dell’amico Bruseghini.

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