«Opere incompiute», la frana di Spriana  fa ancora paura

«Opere incompiute», la frana di Spriana

fa ancora paura

Dopo tanti anni e con tanti soldi pubblici spesi le istituzioni devono riprendere l’attenzione perché «il fatto che la frana sia quiescente non significa che il rischio non esista» e perché per funzionare il bypass del Mallero «ha bisogno ancora di una serie di attività».

È l’appello lanciato venerdì sera durante la conferenza “La frana di Spriana e il bypass del Mallero, prevenire o subire?”, che ha richiamato un folto pubblico in sala Vitali per una serata di approfondimento: al tavolo dei relatori, Giuseppe Popi Miotti, Giovanni Bettini e Andrea Marzi, ingegnere che per diversi anni ha operato nel cantiere del bypass del Mallero.

Un incontro incentrato sulle informazioni da diffondere fra i cittadini, «per sollevare il problema e sensibilizzare la popolazione, nell’interesse della città». E le informazioni durante la serata non sono certo mancate: per iniziare dalle tappe principali della vicenda legata alla frana. Bettini ha ricordato «il maxi-progetto da oltre 900 miliardi di lire per un bypass fino a Castione, con cui far defluire il Mallero in caso di caduta della frana», poi la versione successiva con due tunnel per smaltire le acque, e ha presentato anche un filmato sulle simulazioni effettuate dalla Ismes sugli effetti del crollo della frana e di un’ondata di piena del Mallero. Con l’intervento di diverse imprese (Cogefar Cariboni per il primo appalto-concorso, poi Fiat Impresit e Impregilo) il cantiere del bypass «è proseguito a singhiozzo fino al 2007, con il secondo tunnel ancora da progettare, e ora il cantiere è in stato di abbandono».

Ma il fatto che la frana sia «quiescente» da tempo non significa che sia scomparsa, ha sottolineato Bettini, anche se «la questione in città è rimasta ovattata, nonostante la portata del problema e delle operazioni per ridurre il rischio». Operazioni che finora hanno portato alla realizzazione del primo bypass, con l’opera di presa in località Scilironi, un tunnel lungo 2,5 chilometri e la restituzione delle acque nella forra del Mallero in zona Mossini, come ha ricordato Marzi illustrando gli aspetti tecnici dell’intervento.

Restano diverse questioni da affrontare. «All’interno della galleria - ha spiegato l’ingegnere- c’è ancora il treno dei macchinari per il rivestimento, lungo circa 60 metri, che impedirebbe il passaggio delle acque. Un tratto del tunnel inoltre non è “blindato” con il rivestimento in acciaio e servirebbe un completamento sulla galleria a Mossini, oltre alla briglia selettiva prevista sul Mallero nell’area di caduta dell’acqua rilasciata dal bypass».

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