«Il crollo del ponte sulla super 36
si poteva evitare»

La relazione del consulente della Procura di Lecco sulle cause del crollo del cavalcavia di Annone sulla superstrada 36 un anno fa, che costò la vita a un pensionato

A quasi un anno dal crollo del ponte di Annone, che il 28 ottobre scorso costò la vita al pensionato di Civate Claudio Bertini, cominciano a delinearsi le risposte alla domanda fondamentale: perché il cavalcavia è collassato? Cause e possibili responsabilità emergono dalle 77 pagine consegnate al Pm Nicola Preteroti dal consulente tecnico, il docente universitario Marco Di Prisco. A partire da errori progettuali che, negli Anni 60, segnarono il cavalcavia come un peccato originale, fino alle indicazioni rilasciate da consulenti esterni dell’Anas sull’«assenza di problemi statici nel cavalcavia».Sono dunque in molti a rischiare di raggiungere sul registro degli indagati i due tecnici della Provincia di Lecco Angelo Valsecchi e Andrea Sesana, e il capocentro Anas Giovanni Salvatore. È comunque innanzitutto alla Provincia di Lecco, in particolare all’ingegner Valsecchi come responsabile del settore Viabilità, che il tecnico del Pm muove pesanti rilievi. «La prima causa del crollo del cavalcavia - secondo il consulente - è l’uso improprio, che ha imposto alla struttura carichi vicini alla sua capacità estrema, determinando una situazione priva dei consueti coefficienti di sicurezza».

Di Prisco rivela che «la documentazione di progetto, cioè relazione di calcolo e disegni relativi al ponte sono stati subito reperiti in Provincia di Lecco; sia le relazioni, sia le tavole di progetto reperite in Provincia non sono mai state fornite ad Anas, neanche in occasione degli interventi di ripristino» resi necessari dall’urto di mezzi pesanti con il ponte. «E ciò pur avendo organizzato vari tavoli tecnici con Anas stessa; anzi: la Provincia di Lecco ha più volte richiesto ad Anas quale limite di portanza dovesse considerare per il ponte, senza dare neppure uno sguardo alle relazioni del progetto in suo possesso».

Furono due, negli anni, i casi di veicoli alti o fuori sagoma che urtarono il ponte. Per Di Prisco «la Provincia di Lecco, nella figura del suo responsabile, in attesa delle indagini annunciate allora da Anas, avrebbe dovuto limitare la portata massima del cavalcavia a 44 tonnellate, in quanto ente gestore della viabilità, escludendo i trasporti eccezionali e ciò avrebbe consentito al cavalcavia di non subire ulteriori deterioramenti nel tempo. Già dal 2007, a seguito del primo urto di un mezzo “fuori sagoma”, Anas aveva escluso il transito ai trasporti eccezionali nella comunicazione inviata alla Provincia; la vicinanza del cavalcavia alla sede di un’azienda come la “Eusider” di Cesana avrebbe dovuto suggerire una maggior cautela: risultano pertanto incomprensibili i permessi di circolazione periodici concessi dall’ingegner Valsecchi, in assenza delle indagini promesse da Anas».

Per Di Prisco, «la Provincia, in quanto titolare della strada Sp 49 soprastante il cavalcavia, ha perso almeno quattro occasioni per accorgersi di avere la relazione e i disegni di progetto, nonché quelle relative ai severi danneggiamenti del ponte per urti assestati dai mezzi in circolazione sulla statale 36 e per esaminarle, così da fissare una limitazione ai carichi e al transito veicolare sul cavalcavia. Invece – incalza Di Prisco - la Provincia ha rilasciato negli ultimi anni il nulla osta a trasporti eccezionali e, tra i più significativi, nel 2012 l’autorizzazione periodica per un anno alla società Battazza, per un veicolo di 108 tonnellate; così pure nel 2014». Pertanto, la Provincia di Lecco ha rilasciato periodici nulla osta, ma non vi è traccia della sua richiesta di rilascio delle autorizzazioni ad Anas. Anzi – è la sconcertante conclusione di Di Prisco – a novembre del 2013 Anas ricevette dalla provincia una rassicurazione scritta, sul fatto che non sarebbero state rilasciate autorizzazioni per trasporti eccezionali».

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