I tre finti carabinieri che  rapinavano le case delle squillo: «Non è vero»
Sulla vicenda indagano i carabinieri della stazione di Morbegno

I tre finti carabinieri che rapinavano le case delle squillo: «Non è vero»

Le presunte vittime li denunciano e i militari, quelli veri, riescono a rintracciarli. Ma i tre, tutti del Morbegnese, respingono le accuse: «Presenteremo querela per calunnia».

Tre uomini, tutti del Morbegnese, sono stati arrestati dai carabinieri per una serie di presunte rapine commesse a novembre tra Morbegno e Cosio in due case nelle quali vivono alcune squillo. Sempre secondo le accuse, i tre si presentavano come carabinieri in servizio, facendosi così aprire le porte degli appartamenti. A quel punto, sempre secondo la ricostruzione effettuata dai militari, a suon di spintoni e minacce (anche con una spranga d’acciaio) si facevano consegnare del denaro.

In teoria le vittime non avrebbero dovuto essere tra quelle che corrono dalle forze dell’ordine per chiedere giustizia. Un pregiudizio, evidentemente. Anche perché in questo caso è successo proprio questo: le donne sono subito andate dai carabinieri raccontando di essere state rapinate e facendosi anche refertare alcune lievi lesioni (un giorno di prognosi).

I militari della stazione di Morbegno, appena ricevute le denunce, hanno subito avviato le indagini, analizzando anche diversi filmati per arrivare all’identificazione dei tre. Le prove raccolte sono state ritenute più che sufficienti dal giudice per le indagini preliminari Carlo Camnasio che, su richiesta della Procura, ha così emesso la misura cautelare degli arresti domiciliari a carico dei tre.

I primi due sono stati rintracciati subito e condotti nelle rispettive abitazioni dalle quali non si possono allontanare. Il terzo indagato è stato fermato nei giorni scorsi, al rientro dall’estero. I tre adesso devono rispondere, in concorso, di rapina continuata e aggravata dall’uso di armi, lesioni personali aggravate violenza privata aggravata danneggiamento aggravato e porto abusivo di strumento atto a offendere (la sbarra di acciaio).

Accuse pesanti, che gli indagati rispediscono però dritte al mittente. «Ringrazio le forze dell’ordine per aver fatto indagini tanto accurate, perché così abbiamo tutte le prove necessarie per dimostrare chiaramente che sono i nostri assistiti le vere vittime - spiega l’avvocato Corrado Pini anche a nome dei colleghi Francesco Romualdi e Luca Passarelli, difensori dei tre valtellinesi -. Le cose non sono andate nel modo indicato dalle denuncianti e crediamo che ci siano gli estremi per presentare querela per calunnia e tentata estorsione».

Nel frattempo il gip Camnasio ha cambiato la misura dei domiciliari in quella più blanda dell’obbligo di firma per i primi due indagati, oggi anche al terzo dei presunti rapinatori è stata concessa la misura dell’obbligo di firma.

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