«I rifugisti vanno incoraggiati  Fanno veramente turismo»
Marco Confortola si è schierato dalla parte dei rifugisti

«I rifugisti vanno incoraggiati

Fanno veramente turismo»

Confortola dalla loro parte: «Le ore di lavoro non le contano». La guida alpina è critica con il Cai di Milano che vuole rivedere le gestioni.

«I rifugisti sono un bene prezioso, persone che vanno difese ed incoraggiate nel loro lavoro, sono i veri custodi della montagna come le guide alpine, gli albergatori di montagna, gli agricoltori che caricano gli alpeggi». Ne è convinto Marco Confortola, guida alpina della Valfurva ma, soprattutto, conquistatore di ottomila conosciuto a livello mondiale, un personaggio che ama molto le montagne ed è ben consapevole dei sacrifici compiuti da tante persone per preservare e valorizzare un bene così prezioso.

E così, di fronte alla presa di posizione del Cai Milano, impegnato nel rivedere le modalità di gestione dei rifugi (contratti di locazione più alti, a volte con validità annuale, necessità di un progetto di gestione ai fini dell’affidamento…) anche Confortola ha espresso il suo parere in senso nettamente favorevole ai rifugisti. In Valfurva ci sono ben quattro dei quindici rifugi lombardi di proprietà del Cai sezione di Milano (per la precisione il Branca, Quinto Alpini, Casati e Pizzini.) per i quali il Club alpino vuole cambiar rotta, direttiva sulla quale anche il comune di Valfurva una decina di giorni fa, per bocca del vicesindaco Luca Bellotti, aveva espresso un netto parere negativo. «Molti non capiscono – ha sottolineato Confortola – l’importanza dei rifugisti. Spesso sono visti solo come persone che si arricchiscono ma non si prende in considerazione il fatto che, più in alto si va, più si fa fatica, più le ore di lavoro aumentano. Sembra che il Cai Milano non abbia capito che gestire un rifugio significa dare un servizio al turista. Immaginiamo di arrivare all’alta quota del Cevedale, col tempo brutto e con il rifugio chiuso: sarebbe un disastro. Anche gestire un rifugio è fare turismo. Numerosi sono i custodi della montagna, dai rifugisti agli agricoltori».

«Abbiamo il bosco che viene sempre più avanti, nessuno che cura la montagna e si occupa della regimazione delle acque quando piove: dobbiamo valorizzare sempre più il lavoro di chi pulisce i sentieri, di chi garantisce l’accoglienza, impegnarsi per la salvaguardia del territorio, per parlare di turismo a 360 gradi ». Forse è proprio questo che manca al comprensorio del Bormiese, una realtà che ha tutto - dal parco nazionale, alle acque termali, alla buona cucina, ai ghiacciai, ad una miriade di opportunità sportive – ma che, a volte, non se ne rende conto. «Bisogna dare alle cose il giusto valore - ha concluso Confortola -. Lavorando in pista come soccorritore per le gare di coppa del mondo, ho visto tanto impegno, tanta professionalità e tanta voglia di fare. Per noi, a volte, è scontato avere queste bellezze: ricordiamoci che il malgaro fa turismo come il rifugista, che è inutile parlare di turismo se non si salvaguardano le persone che, con il loro lavoro fanno veramente turismo».

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