Frontalieri, il lavoro si sposta verso Coira
Ivan Cameroni, Roberto Crugnola e un'operatrice davanti alla sede Suna Cisl di Sankt Moritz

Frontalieri, il lavoro si sposta verso Coira

Sindacati Syna e Cisl: la tendenza illustrata in occasione della presentazione della nuova sede a Sankt Moritz .

Il lavoro nei Grigioni si sposta verso Coira. Ecco la situazione illustrata dai funzionari dei sindacati Syna - organizzazione elvetica – e Cisl in occasione della presentazione della nuova sede engadinese di via Ruinatsch a Sankt Moritz. Per garantire un adeguato servizio anche ai frontalieri italiani, che nei Grigioni secondo i dati dell’Ufficio federale di statistica sono stati nel primo trimestre dell’anno ben 5300.

«Il trend iniziato dopo il referendum sulle abitazioni secondarie, che ha determinato il noto calo del numero di cantieri in Engadina, si rafforza - ha spiegato Ivan Cameroni, responsabile della struttura -. Varie aziende engadinesi hanno spostato la maggior parte delle proprie attività al di là dello Julier. Questo determina la necessità, per i lavoratori valtellinesi e valchiavennaschi, di allontanarsi da casa e vivere nei Grigioni dal lunedì al venerdì, rientrando solo una volta alla settimana».

Questa tendenza si rafforza grazie alla realizzazione di due opere rilevanti per il Cantone. «Nelle regioni di confine la maggior parte dei dipendenti del settore, in questo periodo, è occupata sul fronte delle strade. Invece nella capitale e in altre zone più interne ci sono opere di edilizia residenziale e interventi importanti come quello dell’ospedale cantonale. Senza dimenticare la realizzazione del nuovo carcere nella zona di Thusis, che richiamerà una notevole quantità di personale del settore e non solo».

In questo caso c’è una chiara necessità: la conoscenza della lingua tedesca. Mentre in Bregaglia, Val Poschiavo ed Engadina è spesso possibile lavorare con colleghi italiani, allontanandosi dalla frontiera questa dinamica è molto meno frequente. I frontalieri s’avviano verso la Svizzera interna, insomma, mentre da tutto il Belpaese c’è un forte interesse per il lavoro nel complesso della Confederazione. Roberto Crugnola, coordinatore nazionale del patronato Inas-Cisl per la Svizzera, registra una nuova emigrazione dall’Italia alla Svizzera. Nel 2015, ad esempio, sono stati ben 19mila gli italiani arrivati in Svizzera. Ma non sono solo i nuovi arrivi a esprimere la rilevanza di questo trend: nello stesso anno gli italiani costituivano la comunità straniera residente più numerosa nel Paese, con  oltre 310mila presenze, pari al 16% circa di tutti i residenti stranieri.

«Ci sono sempre più emigranti italiani che vengono nella Confederazione per cercare un’occupazione - spiega -. Non si tratta più, come avveniva fino a pochi anni fa, di operai. Si spostano verso Zurigo, Ginevra e la Svizzera interna in generale persone con titoli di studio elevati, per cercare lavoro in aziende dell’informatica, dell’industria, del chimico e del farmaceutico. In questo caso non sempre è fondamentale la conoscenza della lingua tedesca. Visto che si tratta di società internazionali, è indispensabile cavarsela molto bene con l’inglese».

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