«Concorso d’idee per salvare  l’ex Provveditorato»

«Concorso d’idee per salvare l’ex Provveditorato»

L’Ordine degli architetti era intervenuto sul futuro dell’edificio con una lettera aperta al sindaco tre anni fa quando ancora l’alienazione dello stabile era soltanto un’intenzione ed ora che la vendita è cosa fatta torna a farsi sentire.

Gli architetti non intendono assistere passivamente alla trasformazione dell’edificio soprattutto alla sua demolizione - e per questo chiedono di aprire un dibattito. «Siamo ancora in tempo» dice il neo presidente dell’associazione Andrea Forni, già nel consiglio di tre anni fa quando a guidare l’ordine provinciale era Giovanni Vanoi (sua la firma in calce alla lettera aperta ad Alcide Molteni).

«Certo - dice - tre anni fa c’erano più margini di discussione, c’erano anche più possibilità per intervenire imponendo alcune condizioni all’alienazione, ma anche adesso è possibile fermarsi e riflettere. Siamo consapevoli del grande sforzo fatto nel migliorare i servizi alla collettività, ma chiediamo di ragionare sui diversi modi della trasformazione dello stabile, dando ancora la disponibilità per un dibattito aperto e costruttivo».

L’interesse nei confronti dello stabile - «uno dei migliori esempi di edilizia pubblica locale degli anni 50/60» - è duplice: da una parte il valore architettonico, e dall’altra, non meno importante, la valenza storico-sociale per la città. L’edificio che ha ospitato le Magistrali prima e il Provveditorato poi, insieme all’asilo e alla Civica scuola di musica rappresenta un pezzo della memoria di ciascun sondriese. «Il rischio concreto - spiega infatti Forni - non è soltanto quello di eliminare un edificio di qualità, ma di cancellare una parte della memoria della nostra città».

Da qui la proposta di un concorso di progettazione, «credendo - dice il presidente - che possa essere la strada da percorre al fine di poter fare emergere la forza dell’idea e quindi la migliore risposta, considerando che indicazioni preziose possono venire anche da chi non vive direttamente la nostra realtà».

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