Martedì 20 agosto 2013

Alberghi e case: la Valtellina

si mette in vendita ai cinesi

1 Un primo negozio acquistato e già con l’insegna cinese2 Un cartellone che reclamizza attività cinesi3 Anche le piccole attività artigianali come quelli legati ai servizi alla persona sono in forte aumento sul territorio

Arrivano i cinesi; e questo si sapeva. La novità, però, è che ora sono gli stessi italiani ad andargli incontro: boom di annunci in Lombardia, ma soprattutto dai valtellinesi, per il sito vendereaicinesi.it, nato solo a gennaio dall’intuizione di un imprenditore piemontese e di un laureato in economia italo-cinese, e primo in Italia ad occuparsi di ricevere, tradurre in mandarino e pubblicare inserzioni di italiani interessati a vendere attività commerciali, servizi o beni immobili a compratori cinesi residenti (e non) nella Penisola. E, infatti, nemmeno, la Valtellina non sembra certo restare a guardare.

Già, perché se proprio la Lombardia guida la classifica italiana per numero di annunci con distacco abissale sulle inseguitrici (814 i “vendesi” lombardi sui 3.381 totali, quasi doppiato il Piemonte secondo a 476), non manca in questo il contributo della provincia di Sondrio.

L’offerta della Valle

Una quindicina di pubblicazioni da inizio anno che, se non incidono molto in percentuale rispetto ai numeri impressionanti messi sul piatto dalle province di Milano, Como e Lecco, rimangono significative per frequenza e distribuzione territoriale.

Aumenta il ritmo, infatti, negli ultimi mesi per le inserzioni valtellinesi che, dall’alta Valle fino alle rive del Mera, propongono all’attenzione del mercato cinese “nostrano” attività e beni immobili da vendere, se non proprio ad un prezzo da sceicchi, almeno cercando di ricavarne il giusto valore; che, in tempi di dieta ferrea per il mercato immobiliare, è un traguardo non sempre facile da raggiungere.

A meno che non si guardi ad oriente: «Credo proprio che solo i cinesi, oggi, possano permettermi di non svendere la mia villetta di Samolaco» ammette Ester, che dopo aver tentato invano per via privata e tramite agenzie immobiliari di piazzare il proprio affare sul mercato italiano, si è rivolta al neonato sito internet. E lo ha fatto individuando negli acquirenti sino-italiani il target adatto allo scopo, non solo per motivi economici: «A parte la maggiore disponibilità d’investimento dei cinesi dimostrata fino ad oggi, le loro sono anche le famiglie più numerose in Italia: l’ideale per la tipologia di casa che propongo».

Se però il prezzo da bollino rosso tra gli annunci valtellinesi è quello fatto segnare dai 600.000 euro di una villa bifamiliare in vetrina a Berbenno, anche in alta Valle si gioca la carta cinese, soprattutto per quanto riguarda la cessione di attività: Sondalo e Tirano, infatti, sul taccuino rispettivamente con una tabaccheria ed una rosticceria messe in vendita da Fabio e Ada. I quali, se da un lato rimarcano entrambi l’esigenza di trovare sul versante orientale liquidità che oggi rimangono un miraggio su altri fronti del mercato, dall’altro per bocca della ristoratrice tiranese confermano come non sia solo il denaro a disegnare tratti mandarini sull’identikit del compratore ideale.

La testimonianza

«A parte tutto, ho pensato ai cinesi perchè credo siano più propensi degli italiani, oggi, a prendere in carico un’attività come quella della rosticceria. È un tipo di negozio che un valtellinese rileverebbe con più difficoltà».

Non solo questione di soldi, dunque; ma anche strutture familiari e attitudini imprenditoriali proprie di una comunità sino-italiana che mantiene, anche nella sua seconda (o terza) generazione, un’identità culturale forte ed un’inclinazione spiccata per il lavoro non subordinato (un’impresa ogni cinque abitanti cinesi in Italia: per gli altri il rapporto è di 1/12). Identità che viene da lontano: forse non più nel tempo; di certo, però, nello spazio.

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