Eccole le carte dell’accusa, quelle su cui la Procura della Repubblica di Lecco fonda gran parte delle proprie convinzioni su Sandro Vecchiarelli, il sessantenne di Bellano accusato dell’omicidio di Chiara Bariffi, la ragazza del lago di orgini valtellinesi (e che aveva passato la serata in alcuni locali della Bassa Valle) ripescata nelle acque di Dervio nel settembre del 2005.
Ieri mattina, nell’aula della Corte d’Assise di Como, il pm Rosa Valotta ha fatto deporre i suoi testimoni chiave, quelli chiamati a riferire delle voci che sul lago accreditavano il pieno coinvolgimento di Vecchiarelli, e quelli chiamati a riferire di certe sue pericolose esternazioni: «Sono l’anticristo», si vantò una sera di gennaio del 2003 al bar Testori di Bellano, dove a Daniela Vitali, bellanese al tempo ventisettenne, annunciò che l’avrebbe fatta sparire come aveva fatto con altri, che anche per lei, come per tutti quelli nati sotto il segno dei pesci che gli avevano fatto del male, sarebbe arrivato il giorno del giudizio.
È una delle architravi su cui poggia il capo di imputazione, perché secondo Manuela D’Apice, proprietaria del locale, che quella sera assistette alla scena, Vecchiarelli fu anche più esplicito. Disse di essere nato il 25 giugno (e di essere, per questo, l’anticristo), farneticò di esoterismo e di satanismo poi si rivolse alla Vitali dicendole: «Tu sei dei pesci come Chiara (la Bariffi, ndr). Farò sparire te come ho fatto sparire lei». «Era strano, questo Sandrino - ha detto in aula la D’Apice -. Disse che quelli nati sotto il segno dei pesci gli avevano fatto sempre del male...».
Sul coinvolgimento diretto di Vecchiarelli nella sparizione della Bariffi ha deposto a lungo anche Mariano Lai, capitano dei carabinieri attualmente di stanza a Oristano ma fino al 2006 in servizio a Lecco. Lai ha ricordato di una intercettazione ambientale in carcere registrata durante un colloquio tra il 45enne Diego Rusconi, di Colico, dentro per questioni di droga, sua madre e sua sorella. «È stato quel "picio" lì che l’ha cacciata giù», disse Rusconi alla sorella, raccontando di averlo saputo da due dei suoi ragazzi, Valeriano Casini e Ugo Cameroni, gente che lo aiutava nella sua attività di movimentazione terra e che, secondo quanto emerso in aula, riceveva in cambio compensi a base di cocaina. Parlando con la madre, Rusconi fece riferimento al fatto che qualcuno (Vecchiarelli?) avesse disinserito la prima spingendo la macchina di Chiara in acqua. «Rusconi - ha riferito il capitano - parlava dell’imputato senza mai citarlo direttamente ma descrivendolo come quell’uomo più anziano di Chiara, un po’ zoppo, sempre in giro in motorino e che lavorava facendo un po’ di pulizie al camping di Dervio», circostanze in effetti rispondenti.
Si è parlato anche della Busi, la sensitiva che disse di avere ritrovato l’auto e il cadavere di Chiara a oltre 150 metri di profondità: «Abbiamo sempre creduto ai suoi legami con Vecchiarelli - ha concluso Lai - anche se dalle intercettazioni non è mai emerso nulla».
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