Bocche cucite nel Piccolo Tibet. Per il momento sono pochi i commenti e le reazioni ufficiali alla proposta di legge n. 2771, presentata il 2 ottobre scorso alla Camera dei Deputati, sul riordino della zona extradoganale, proposta di cui Maurizio Del Tenno è il primo firmatario e di cui è stata data notizia ieri su queste pagine.
Dopo una riunione dell’Associazione Commercianti di Livigno, Sebastiano Galli ha annunciato di voler indire nei prossimi giorni un’assemblea pubblica per discutere di questo e di altri argomenti legati al commercio, in modo da informare tutta la popolazione. «Abbiamo invitato diverse autorità, come il Sindaco, l’Assessore al Commercio e il Vicesindaco; quest’ultimo si è già dichiarato disponibile a intervenire» dichiara Galli, ribadendo i dubbi, suoi e della sua associazione, sulla proposta di legge.
Sebastiano Galli fa anche una controproposta, che consiste nel limitare i diritti speciali a carburanti, tabacchi e alcol puro, escludendo tutti gli altri generi extradoganali. L’obiettivo sarebbe quello di garantire un gettito uguale o superiore a quello attuale, mantenendo però concorrenziali i prezzi di profumi, prodotti di foto-cine-ottica e articoli sportivi i quali, a detta di Galli, verrebbero messi fuori mercato se il progetto dovesse diventare legge.
Oltre a quella, raccolta ieri, di Giorgio Livoti, vicepresidente dell’Associazione Commercio e Turismo, non è stata registrata nessun’altra reazione ufficiale, né da parte dell’amministrazione, né dalla minoranza.
I timori di una fine del duty free a Livigno sarebbero però infondati: infatti il valore del diritto speciale su buona parte dei prodotti in vendita non supererebbe l’1% e non pare esserci l’intenzione da parte dell’amministrazione comunale (a cui anche con la nuova legge rimarrebbe comunque la competenza in materia) di aumentare questa percentuale. Il 20%, previsto dal progetto di legge sarebbe quindi un limite massimo, raggiungibile solo in teoria. D’altra parte, l’intento espresso nella relazione che accompagna la proposta di legge non è quello di abolire la zona extradoganale, ma «rivedere ed aggiornare la disciplina rendendola più adatta a soddisfare le necessità di coloro che si intendono tutelare» con la zona stessa.
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