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L'addio a Lorenzo Selva
cantando "My way"

Il funerale dell'imprenditore (Foto by GIANATTI LUCA)

TIRANO - Cantando "My way" di Frank Sinatra. Così ha voluto salutare suo papà. Con una delle canzoni più famose di tutti i tempi, che piaceva tanto a Lorenzo Selva, l'imprenditore dell'azienda di motori fuoribordo, scomparso a 51 anni, dopo aver lottato contro la malattia, a cui ieri Tirano ha dato l'addio. Sua figlia Annamaria, la maggior di cinque figli l'ha salutato cantando stretta alla mamma Patrizia e ai fratelli Giulia, Ezio, Giovanni e Alfredo.

Un talento, la sua voce che ha spezzato il silenzio al cimitero, sciogliendo il dolore in lacrime. In tantissimi si sono stretti attorno alla famiglia Selva, alla mamma Alma e al fratello Maurizio. Già, un talento. Proprio come quelli di papà Lorenzo, elencati da don Remo Orsini nell'omelia, prendendo spunto dalla parabola letta nel vangelo di Matteo: «La vita di Lorenzo è un esempio a cui guardare - la sottolineatura del prevosto di Tirano - e vedo in lui tre talenti». Il primo, «la famiglia, quella d'origine - dove è nata, ereditata dal padre Ezio scomparso nel '94, la passione per la nautica e i motori fuoribordo - e quella che ha formato». Sua moglie e i suoi cinque figli, «che erano così importanti per lui, li adorava tantissimo, nonostante talvolta gli impegni professionali lo tenessero lontano da casa».

Il secondo talento, il lavoro, a cui si è dedicato fino all'ultimo. Infine il male che se l'è portato via: «Mi costa dire che il terzo talento è stata la sua malattia - ha aggiunto don Orsini  -, però c'è un modo di viverla che sa dimostrare quello che siamo in vita, contro la quale si lotta, ma non si riesce a vivere: Lorenzo non è andato in un posto lontano, è andato incontro al Signore perché le anime dei giusti sono nelle mani di Dio».
Proprio sul carattere, su quel suo essere sincero, schietto e giusto, ha posto l'accento, salutandolo al termine del rito funebre, il presidente dell'Ucina, l'Unione nazionale cantieri e industrie nautiche.

«Una voce - ha detto Anton Francesco Albertoni -. sincera in Italia e nel mondo quella di Lorenzo. Lui le chiamava "barchette" destinate a tutti, perché quello era il suo sogno: che diventassero un fenomeno diffuso anche in Italia. È rimasto l'unico in Europa a produrre motori fuoribordo, a combattere contro i colossi americani e giapponesi».

E ha concluso nella parrocchiale di San Martino: «Un uomo schietto, autentico, un amico fidato. Il tuo orgoglio e la tua dignità ti hanno accompagnato nella tua vita, durante la quale mai, neanche quando non stavi bene, hai rinunciato a nessuno degli impegni assunti: ciao Lorenzo, ci mancherai».

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