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Anche dagli industriali
sì al tunnel del Mortirolo

Sostegno convinto all'ipotesi di traforo del Mortirolo. All'indomani della presa di posizione del presidente della Fai Matteo Lorenzo De Campo per il progetto è Paolo Oberti, presidente della sezione Trasporti di Confindustria Sondrio a dire sì al traforo «e non solo in una logica di decongestionamento del traffico sulle strade valtellinesi, ma anche perché rappresenterebbe l'unica reale alternativa alla statale 36 per l'accesso alla nostra provincia». Un pericoloso collo di bottiglia lo definisce Oberti alla luce dell'isolamento di gennaio a causa della frana di Varenna «che provocò - ricorda - danni ingenti a tutti i comparti dell'economia locale: industria, trasporti, turismo».
Il progetto della grande viabilità di accesso alla Valtellina, con il prolungamento della 38 non sarebbe in grado di risolvere tutte le criticità. «L'elevato numero di accessi laterali, la proliferazione di rotatorie oltre ogni ragionevole limite sono tutti problemi che rendono la circolazione dei mezzi in provincia non solo drammaticamente lenta, ma anche meno sicura - prosegue -. Senza dimenticare che ormai fermarsi con gli automezzi pesanti per rispettare i limiti di legge, sempre più stringenti, sulle ore di guida e riposo è veramente difficile». «Sappiamo che è in corso un'analisi di fattibilità congiunta da parte delle amministrazioni provinciali di Sondrio e di Brescia. Noi di Confindustria siamo fortemente interessati» sottolinea il numero uno degli Industriali, Paolo Mainetti che aggiunge: «Sosteniamo l'ipotesi forte del traforo stradale, l'unica soluzione capace di imprimere una svolta e creare un forte impulso di sviluppo del territorio».
Confindustria ribadisce la centralità del settore dell'autotrasporto per la Valtellina dove gran parte delle merci viene tuttora movimentata su gomma. «Gli autotrasportatori hanno subìto forti ripercussioni dalla crisi economica - ricorda Oberti -, stretti come sono tra l'incremento dei costi imposto da nuove leggi sempre più rigorose, la concorrenza sleale di operatori stranieri (e non solo) che non rispettano le regole e la committenza che chiede continuamente riduzioni tariffarie. Anche in provincia abbiamo un numero eccessivo di aziende e automezzi, ed è fatale che qualche autotrasportatore finisca per scendere a patti».
«L'autotrasporto locale va certamente difeso, e siamo pronti a sederci, anche insieme alla committenza, all'eventuale tavolo che si andrà a costituire in Camera di Commercio - conclude Oberti - ma una fase di ristrutturazione è oggettivamente inevitabile. Pure nel nostro settore c'è bisogno di operatori più strutturati che siano in grado di offrire un servizio di qualità, a costi competitivi ma che consentano il totale rispetto delle normative vigenti in materia».

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