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SONDRIO - Non presenterà richiesta di interrogatorio alla Procura che nei giorni scorsi gli ha notificato l'avviso della chiusura delle indagine per il suo cliente - Ezio Gatti, 42 anni di Sondrio e per il presunto complice Ruslan Cojocaru, 31 anni, moldavo - entrambi indagati per il delitto di Brusio -, né presenterà richiesta di rito abbreviato.
Carlo Taormina, avvocato di grido e difensore del valtellinese che secondo la Procura di Sondrio fu mandante e organizzatore dell'efferato delitto oltre confine, così ha deciso. Il famoso avvocato - caso Cogne e in quello di Marta Russo, tanto per citarne due - è ben deciso ad andare a processo, convinto dell'innocenza del suo assistito.
«Sì, siamo fermi sulla nostra posizione di assoluta estraneità e abbiamo il problema della giurisdizione. Stando al Ris di Parma le armi usate per il delitto potrebbero appartenere ai coniugi Ferrari e quindi verrebbe a cadere uno dei presupposti in base ai quali Sondrio ha aperto un fascicolo in ordine a questo fatto di sangue avvenuto in terra straniera».
Sul punto deve pronunciarsi ancora la Cassazione - visto che l'avvocato del moldavo, Rossella Sclavi, sollevò un'eccezione facendo notare come un delitto compiuto da un cittadino straniero in terra straniera non può certo essere giudicato dall'Italia -, mentre l'altro aspetto che ha legittimato Sondrio ad aprire un'inchiesta è la premeditazione che sarebbe avvenuta in terra valtellinese.
Per la Procura di Sondrio il valtellinese sarebbe mandante e organizzatore del duplice efferato delitto, il moldavo il killer. Per entrambi i reati sono omicidio aggravato e detenzione e porto abusivo di armi. I due si conoscevano ed erano in contatto tra loro - come dimostrato dalle celle dei telefoni che acquistarono per parlarsi sino al giorno del delitto, e come confermato dalle orme delle scarpe del Cojocaru rinvenute nella casa del presunto complice - e poi ci sarebbero le tracce biologiche trovate sotto le unghie della donna.
«Punto primo - precisa Taormina - il profilo del Dna è di ignoti, quindi - non lo diciamo noi ma i tecnici - quei frammenti di pelle non appartengono a nessuno degli indagati. Punto secondo: Gatti non ha mai negato di conoscere il moldavo. Anzi, ha spiegato che a lui deve pure dei soldi. Così come ha sempre detto di conoscere la vittima, ma non credo che per gli affari che avevano in corso avrebbe mai potuto compiere un omicidio che sembra invece il frutto di un raptus. Punto terzo: quale è il movente? Mi sembra che sul punto la Procura non abbia detto nulla di significativo, mentre il Tribunale della libertà sostiene che una situazione omicidiaria esige un movente».
Entro settembre sul tavolo del giudice per le udienze preliminari di Sondrio giungerà la richiesta di rinvio a giudizio. Il Gup dovrà prima di tutto pronunciarsi sulla competenza del fascicolo, e poi sull'eventuale rinvio a Giudizio. Gatti non farà richiesta di rito alternativo, ma Cojocaru potrebbe chiedere di avere uno sconto sulla pena. Diversamente si andrà a processo in Corte d'assise, magari già il prossimo anno.
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