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TIRANO «La situazione della statale 36 peggiora sempre più, bisognerebbe chiedere i danni all'Anas. E non lo dico per spirito polemico, ma perché questa è la realtà, ed è sotto gli occhi di tutti. Chi percorre per lavoro quella strada tutti i giorni lo può confermare».
Lorenzo Selva, general manager della «Selva Marine», l'azienda tiranese che da oltre 50 anni produce imbarcazioni e motori fuoribordo per il mercato nautico mondiale, va subito al cuore del problema. Lui, tra l'altro da poco eletto a Chicago primo presidente italiano della Icomia (International council of marine industry associations), che riunisce le associazioni di categoria della nautica da diporto del mondo, è abituato a spostarsi con una certa frequenza, e il leader mondiale dei motori fuoribordo nel cuore delle Alpi vive sulla propria pelle il paradosso di avere a che fare quotidianamente con una dimensione globale, ma che comincia oltre i 100 chilometri di strada che separano la Valtellina dal resto del mondo. «Da quanto tempo a Varenna è caduta la frana? E i lavori per riaprire entrambe le corsie sono cominciati soltanto ieri. Per mesi siamo andati avanti a viaggiare con una strettoia sulla superstrada - fa notare l'imprenditore nativo di Monza, ma valtellinese d'adozione dopo il trasferimento dell'azienda di famiglia a Tirano dove vive, con la moglie e i cinque figli -. Ogni volta è un copione di promesse fatte che non vengono mantenute. Vista come è la situazione, c'è da essere seriamente preoccupati».
Pure il traforo del Mortirolo, infatti, di cui si fa un gran parlare come di una soluzione all'isolamento della provincia di Sondrio, secondo Selva non può essere indicata come la panacea di tutti i mali. «Va bene il traforo, ma il grosso del traffico va verso Milano - spiega -. Nel nostro caso, ad esempio, soltanto un 5% della fornitura finisce nel Bresciano. Sicuramente può servire a tamponare una situazione di emergenza, come è successo a gennaio quando a causa della frana la superstrada è rimasta chiusa per una settimana. Ma il Mortirolo non è la soluzione ai problemi di traffico della Valtellina. Che, attualmente, vive una situazione scandalosa». Colpa, in parte, dello scarso peso numerico (e politico) della provincia e dei suoi 180mila abitanti scarsi, ma anche di un certo «provincialismo», riflette Selva, che anziché approfittare delle esperienze che potrebbero venire da fuori («lasciando stare il mio caso, abbiamo tanti valtellinesi che ricoprono incarichi importanti nel mondo e non riusciamo a valorizzarli» dice) tende a chiudersi su se stesso precludendo un confronto serio su tematiche fondamentali: energia, infrastrutture, viabilità per citarne alcune. Tanto più in una fase storica cruciale per il mercato mondiale, dove è importante restare uniti per promuovere all'esterno il marchio del made in Italy, nel quale la Valtellina ha sicuramente qualcosa da dire. «Non si tratta di fare una gara tra imprenditori – conclude Selva – ma di essere uniti per portare ciascuno la propria esperienza e dare ossigeno a questa provincia. Andiamo incontro a un mercato che sarà sempre più competitivo, per cui bisognerà investire in prodotti nuovi, tecnologie, in altre parole in qualità, riducendo i costi di produzione».
Ecco perché è così importante che le istituzioni locali abbiano a cuore il problema della viabilità e, soprattutto, ascoltino il grido d'allarme degli imprenditori. «È vero che esistono situazioni peggiori e che non possiamo prescindere dalla morfologia del territorio. Ma pensiamo alla Val d'Aosta, dove è tutta autostrada fino al tunnel del Monte Bianco».
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