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Prata, la morte di Ludovica
«Credere nella prevenzione»

Giorgio Maria Baratelli (Foto by LUCA GIANATTI SONDRIO)

SAN GIACOMO FILIPPO - Bisogna continuare a credere nella prevenzione. Anche dopo le sconfitte, anche dopo il dolore. Giorgio Maria Baratelli, direttore dell'Unità di senologia dell'ospedale Moriggia-Pelascini di Gravedona, lo scrive in una lettera pubblicata sul blog delle "Giovani marmotte, il gruppo di donne operate di tumore della mammella prima dei cinquant'anni. Il medico spiega che non si è ancora spenta l'eco della morte di Ludovica Buzzetti, la giovane oncologa originaria di San Giacomo Filippo deceduta circa due settimane fa a causa di un tumore della mammella, diagnosticato mentre stava allattando.

«Questa notizia, com'era prevedibile, ha colpito tutti, ma in particolare ha riacceso le paure sopite delle tante donne che hanno combattuto e stanno combattendo la stessa battaglia - spiega -. Le domande più pesanti, che mi sono state poste, sono essenzialmente due. Una di ordine medico è «allora, a cosa serve la prevenzione?».

L'altra, di ordine filosofico, è condensata nella solita parola «perché» seguita dal solito punto interrogativo».

Baratelli prova a offrire alcune considerazioni. «Per la prima domanda, occorre ribadire a gran voce che la prevenzione serve. Serve per prendere in tempo e per vincere il tumore della mammella. L'errore, che comunemente si fa, è quello di considerare il tumore della mammella come una realtà singola, invece esistono tanti tipi di tumori. Si può dire che ogni paziente è un caso a sé, anche se per motivi scientifici noi medici tentiamo di raggrupparli in categorie. Per i tumori estremamente aggressivi, che si diffondono immediatamente in tutto il corpo, la prevenzione non serve, e quello di Ludovica era uno di questi. Per fortuna sono rari. Nella maggioranza dei casi, infatti, i tumori che nascono nella mammella hanno una crescita che ci permettono di intervenire in una fase "precoce", con diagnosi tempestive e terapie appropriate, ed in sintesi ci permettono di guarirli».

Guarire in oncologia è una parola importante. «Difficile, da usare con attenzione, perché sappiamo che a volte il tumore può ripresentarsi a distanza di molti anni (anche 10 - 20). Noi medici sappiamo che la battaglia non è mai finita, per questo teniamo le donne operate sotto controllo».

È dovere di un medico ricordare che la nostra medicina, così tecnologicamente evoluta, non può annullare la morte. «Neppure è pensabile una medicina che in un futuro, anche molto lontano, lo possa fare. La morte di Ludovica, come la morte di chiunque, giovane o vecchio che sia, ci ha ricordato la realtà che nessuno è immortale e ci ha costretto a riflettere sulla nostra stessa morte».

Poi c'è la seconda domanda. «Per quanto riguarda il "perché?" non ho risposte, o meglio so che una risposta c'è, anche se non riesco ad affermarne il senso, almeno questo è quello che mi ha insegnato Ludovica, l'ultima volta che l'ho vista mi ha parlato della morte e della vita, che comunque continua nel suo bambino».

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