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Sondrio - Un professionista «assolutamente straordinario», una persona «di grande umanità, con un fortissimo attaccamento alla nostra terra». Così il presidente del Credito valtellinese Giovanni De Censi ricorda Giuliano Zuccoli, che della banca sondriese è stato per anni consigliere di amministrazione e poi vice presidente: con la sua scomparsa «la Valtellina perde una figura importante», sottolinea De Censi, per tanti motivi.
«Zuccoli aveva una grande umanità, una visione sistemica della società in cui viviamo - ricorda il presidente del CreVal -, ed era un professionista assolutamente straordinario dal punto di vista tecnico. Ha dato un grande apporto al Credito valtellinese, mostrando una forte sensibilità nei confronti dell'impresa e dell'economia del territorio: gli siamo debitori. E l'ho conosciuto anche nel suo ruolo in Edison, l'ho visto al lavoro come presidente di una società nella quale aveva un dominio assoluto delle tematiche da affrontare e una grande capacità di gestire i problemi: con A2a e prima con Aem ha condotto operazioni straordinarie».
Ma c'è un altro tratto della personalità di Zuccoli che secondo De Censi non va dimenticato: «Aveva un profondo attaccamento alla nostra terra - sottolinea -, aveva anche deciso di prendere una vigna a Berbenno per fare il vino, da buon valtellinese. Anche nei momenti in cui con altri enti c'erano, magari, visioni differenti sui problemi del territorio, ha sempre avuto come riferimento primario l'interesse di lungo periodo della Valtellina. Prima in Edison, poi con Aem e A2a, la sua conoscenza delle problematiche, dell'economia locale, del territorio, gli ha consentito di dare un grande contributo alla nostra provincia. Con lui, il territorio perde un punto di riferimento».
E di «figura di riferimento» parla anche Miro Fiordi, che del Credito valtellinese è amministratore delegato e che all'interno del gruppo bancario con Giuliano Zuccoli ha collaborato in momenti significativi: «Non fatico a definirlo, senza enfasi, uno dei miei maestri dal punto di vista manageriale ed umano - sottolinea -. Il mio ingresso alla direzione generale coincise con il suo arrivo in consiglio, e per me è sempre stato una figura di riferimento. Potremmo dire che aveva la capacità di essere valtellinese fino in fondo: sapeva sempre esserci quando c'era bisogno di lui, era una persona su cui sapevi di poter contare. Un uomo discreto, e contemporaneamente un grande professionista e un grande manager, capace di vedere i problemi e di farne con efficacia la sintesi per trovare la soluzione». E per Fiordi una frase, «che era un po' la sua massima, umana e professionale», è impressa nel ricordo: «Mi diceva, "ricordati che bisogna servire e poi sparire". E' quello che ha fatto».
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