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SONDRIO - Tanta preoccupazione, perché la liberalizzazione degli orari di negozi ed esercizi pubblici secondo gli addetti ai lavori favorirà la grande distribuzione e penalizzerà i "piccoli". Ma anche un invito a guardare avanti con logiche nuove, perché «la vera crisi è arrendersi», e perché «è il momento di fare rete, insieme».
Sono i timori e l'appello portati in primo piano durante l'incontro pubblico organizzato dal Comune di Sondrio per informare sulle nuove regole per il commercio previste dal decreto del governo Monti. Un provvedimento che ha suscitato grandi perplessità e ha lasciato molti dubbi anche pratici.
Di chiarire gli aspetti tecnici si è preoccupato il comandante della polizia locale Mauro Bradanini, che ha riassunto il "succo" della novità: «Allo stato negozi ed esercizi pubblici possono restare aperti nelle 24 ore, sette giorni su sette, senza più i limiti imposti dalle norme regionali. Il quadro è ancora piuttosto lacunoso, cinque Regioni fra cui la Lombardia hanno impugnato il decreto davanti alla Corte Costituzionale, quindi bisognerà vedere come andrà a finire».
La riflessione si è concentrata soprattutto sugli orari dei negozi, e il parere è stato unanime: le grandi strutture potranno sfruttare il "liberi tutti" perché hanno molti dipendenti e un'organizzazione articolata di turni e simili, i piccoli negozi per aumentare le ore di attività «rischiano di uscirne con le ossa rotte». Un concetto ribadito dai rappresentanti di associazioni di categoria e sindacati presenti al tavolo dei relatori. Voce fuori dal coro, quella dell'associazione consumatori Adoc, che sulla liberalizzazione ha dato un giudizio positivo.
Anche se il quadro è difficile, però, secondo i rappresentanti della categoria non bisogna alzare bandiera bianca, piuttosto pensare di muoversi insieme, cercando di essere dinamici, di far uscire idee e progetti. Qualche proposta c'è già: L'Unione commercio studierà un'ipotesi di gestione degli orari all'interno della città, con nuove idee sulle aperture e sulla turnazione domenicale di quartiere, per mettere in campo tattiche diverse da quelle della grande distribuzione. E il Comune è pronto a fare la sua parte.
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