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SONDRIO - Non ha lasciato niente d'incompiuto. Giuliano Zuccoli, il supermanager di A2a, che aveva lasciato la presidenza della società non più tardi di mercoledì «per motivi personali», se n'è andato a 68 anni dopo aver realizzato ciò che aveva in testa: garantire la presenza italiana nel mondo energetico.
L'ingegnere morbegnese è morto nella notte tra venerdì e sabato, stroncato da una lunga malattia che non gli aveva però impedito, nell'ultimo anno, di ottenere ciò che voleva. «Il suo testamento è il suo traguardo: Edipower in mano italiana» dicono i suoi più stretti collaboratori valtellinesi.
Un pensiero consolatorio per i suoi collaboratori ancora attoniti davanti alla sua morte perché, pur conoscendo la malattia contro la quale lottava, non si aspettavano un epilogo di questo genere, non così rapido. «Eravamo relativamente tranquilli - dicono - sapevamo che dopo le dimissioni da A2a si sarebbe preso tutto il tempo per curarsi». Di tempo però non ce n'è stato.
Con Zuccoli se ne va uno dei protagonisti di spicco del mondo economico-imprenditoriale italiano, lui fautore della fusione fra Aem Milano e Asm Brescia e del più recente accordo con Edf su Edison. Lui che per primo prefigurò un'unica azienda che gestisse la partita energetica non soltanto in valle - cosa che si è realizzata lo scorso anno con Aevv -, ma su tutto il territorio lombardo. Quella grande utility del Nord di cui si è tornato a parlare insistentemente in questi giorni.
Zuccoli, figura di spicco a livello nazionale ed internazionale, non aveva mai dimenticato le sue origini valtellinesi, quelle che nel 1996 lo avevano portato a sedere nel cda di Aem come rappresentante di Valtellina e Valchiavenna. Aveva guardato alla valle sempre con un occhio di riguardo pur in un rapporto complicato dal suo ruolo di presidente di Aem prima e di A2a dopo - basta ricordare i contenziosi con l'amministrazione provinciale retta da Eugenio Tarabini, piuttosto che la vicenda legale che ha contrapposto l'azienda al compianto Giuseppe Songini.
«È una grande perdita per la Valtellina e la Valchiavenna oltre che per il Paese» il sentire comune. «Personalmente non possono che essere orgoglioso di aver avuto un conterraneo di tale valore - le parole del presidente della Provincia Massimo Sertori -. Così come credo lo siano i valtellinesi e i valchiavennaschi».
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