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Provincia sì, ma con un riassetto istituzionale vero. La chiusura del Bim e delle Comunità Montane e una visione di un territorio alpino che vada oltre i nostri confini tradizionali. Queste le parole di Angelo Costanzo, consigliere regionale del Pd, che ha invitato un intervento sul futuro della Provincia e non solo.
Dopo che il centrodestra, nelle ultime elezioni, aveva inserito nel proprio programma elettorale la chiusura delle Province si è arrivati prima al progetto di legge Costituzionale del Governo Lega-PDL, che le aboliva, e poi al Decreto Legge del Governo Monti. Un decreto che non le chiude ma le svuota di competenze e le fa diventare degli enti di secondo livello. Secondo me è fondamentale in un territorio, completamente montano, come il nostro avere un ente che svolga funzioni di coordinamento provinciale nella pianificazione socio-economica territoriale. L'Amministrazione Provinciale appare l'istituzione più idonea a garantire il governo di una visione complessiva dello sviluppo socio-economico e di governo del territorio.
La discussione non si può fermare solo ad una battaglia per salvare la Provincia ma bisogna avere il coraggio, ora, d'affrontare realmente e seriamente la necessità, non più rinviabile, del riassetto istituzionale locale. Non basta elencare le funzioni e i compiti dell'Amministrazione provinciale per legittimarne l'esistenza in vita, ma bisogna valutare se realmente le sta esercitando e con quale capacità e qualità nell'azione politica-amministrativa. Non è una critica all'attuale gestione ma all'impianto istituzionale che paga la difficoltà di sovrapposizioni e frammentazioni di competenze. Se ci sono voluti oltre quindici anni per fare il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, se non c'è ancora una pianificazione nella gestione dell'uso plurimo delle acque e nella programmazione e gestione dell'Ambito Territoriale Ottimale (ATO), se abbiamo quarantuno pluriclassi, se non c'è ancora un piano vero di riassetto della rete ospedaliera, mentre la Val Camonica ha regole diverse dalle nostre con una gestione unitaria tra ospedale e ASL, se non siamo riusciti ad ottenere dalla Regione Lombardia il trasferimento della gestione del Demanio Idrico forse è giunto il momento di riflettere ed aprire una discussione vera, senza nascondersi dietro una petizione.
Ho già vissuto in passato esperienze del genere che sono servite a vendere un'unità di valle, sulla base di slogan, ma non a discutere nel merito le scelte e le soluzioni dei problemi. Comitati che dovevano coinvolgere il territorio di cui oggi, dopo la bocciatura della legge regionale sulle concessioni idroelettriche da parte della Corte Costituzionale, nessuno parla più. Evitiamo gli errori del passato. Il problema del riassetto istituzionale deve vedere una responsabilità trasversale di tutte le forze politiche e di tutte le istituzioni locali senza attestarsi sul mantenimento dello status quo. Non regge un modello così frammentato con 78 Comuni, 5 Comunità Montane e il Bim, dobbiamo avere il coraggio di fare una scelta. Chiudere le C.M. e il BIM e trasferirne le competenze e le risorse alla Provincia. Andare verso l'unione di Comuni, per aree territoriali omogenee in grado di garantire una programmazione ed una maggiore qualità dei servizi ai cittadini e superare l'attuale frammentazione. Esempi ne potremo fare molti anche solo per lanciare il classico sasso nello stagno, l'accorpamento dei comuni della Val San Giacomo, quelli sopra Tirano da Lovero a Grosotto, quelli della sponda orobica di Sondrio o della Costiera dei Cech. Per farlo serve superare la logica del microinteresse, alla frammentazione della gestione del territorio in campo urbanistico bisogna cedere un po' di sovranità a favore di un progetto che non guarda solo all'oggi ma costruisce il futuro istituzionale senza subirne un lento declino.
La Provincia la difendiamo se abbiamo un progetto forte, da presentare in Regione. Ad ottobre il gruppo dei Democratici in Provincia aveva presentato un ordine del giorno per affrontare concretamente il riassetto istituzionale, dove si affrontava il tema del superamento delle Comunità Montane e la necessità dell'unione dei comuni. Allora la maggioranza Lega - Pdl, che oggi pare non esistere più, lo bocciò approvando la richiesta a Regione Lombardia il riconoscimento di Status di territorio interamente montano. Ora si dice che la priorità non è una discussione di merito ma, la petizione per salvare la Provincia. Ma quando apriamo realmente una discussione in Consiglio provinciale e tra le istituzioni locali per delineare un modello istituzionale che renda ancora più forte l'amministrazione provinciale? Personalmente penso che lo svuotamento e la trasformazione in un ente di secondo livello, non eletto dai cittadini, sia un errore. La raccolta di firme, senza l'avvio di una vera discussione, nasconde il rischio di finire nel populismo senza affrontare i veri problemi, non solo quelli dell'assenza di una visione strategica nel futuro assetto istituzionale ma, anche, i fallimenti politici della Lega a partire dalla bocciatura della legge regionale sulle concessioni idroelettriche che avrebbe dovuto cambiare le sorti del territorio, il mancato trasferimento del demanio idrico alla Provincia e le continue crisi dell'amministrazione provinciale con l'epurazione di assessori e l'uscita del PDL dal governo dell'ente.
Le debolezze non si affrontano con il populismo, questo le aggrava ulteriormente e le firme serviranno da alibi per l'ennesima crociata senza affrontare i veri problemi. Serve un salto di qualità nella discussione politico-istituzionale e per questo va rilanciata con forza la necessità di aprire un confronto per delineare il futuro assetto istituzionale della nostra Provincia e di un'area alpina in grado di guardare oltre i propri confini tradizionali. Certo è complicato ma è così che la politica e le istituzioni svolgono il proprio ruolo, non solo chiedendo ai cittadini di firmare una petizione lasciando che tutto rimanga così com'è!
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