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Pizzoccheri verso l'Igp
Ma è lite con Bergamo

L'audizione in Camera di commercio (Foto by GIANATTI LUCA)

SONDRIO - Pizzoccheri verso la denominazione Igp, ovvero il marchio che tutela l'area di produzione, area contesa alla Valtellina - come è noto - dalla Bergamasca, dove è presente un pastificio industriale (il pastificio Annoni) - che da decenni sforna tagliatelle secche di grano saraceno utilizzando il nome della Valtellina.

Non sarà dunque un percorso in discesa quello che il piatto più tipico della Valtellina dovrà percorrere. Lo si è capito con chiarezza ieri in Camera di Commercio, durante la pubblica audizione tenuta per raccogliere le osservazioni al disciplinare di produzione, che ha visto i bergamaschi agguerriti più che mai.

Il vertice dell'industria di Fara Gera coadiuvato dal proprio staff legale e accompagnato da un esponente dell'amministrazione provinciale di Bergamo («Non siamo venuti per fare guerra, ma solo perché interessati per territorio») ha affidato a una lunga osservazione i motivi per i quali il territorio di produzione tipica dei pizzoccheri dovrebbe comprendere anche «parte della provincia di Bergamo, del lago di Como e dei comuni rivieraschi dell'Adda, dove i pizzoccheri sono nati e da dove si sono progressivamente diffusi in stretta correlazione con il diffondersi della coltivazione del grano saraceno». Un ingrediente all'epoca povero, che in realtà oggi è pregiato al punto da volerlo reinserire nelle coltivazioni di mezza costa (come è noto i pizzoccheri oggi vengono fatti con farina importata quasi sempre dalla Cina o dall'Est Europa) ed è tutelato da un presidio Slow Food che non ne fa solo una questione commerciale ma soprattutto culturale

«Ed è per la stessa ragione, innanzitutto culturale, che abbiamo costituito un Comitato provinciale» ha tenuto a dire il portavoce Fabio Moro, che è anche titolare del più importante dei pastifici della provincia di Sondrio (sei i produttori di tagliatelle secche con un giro d'affari di circa 2 milioni id euro l'anno). Moro - al tavolo con i funzionari romani e con il vice presidente della Provincia Severino De Stefani - ha sottolineato le 12 mila persone che hanno firmato la richiesta ora al vaglio del ministero e «i 2867 amici di Facebook che da tutto il mondo ci sostengono».

I tempi tecnici si annunciano lunghi. «La richiesta di registrazione dopo la pubblicazione sulla gazzetta ufficiale, verrà trasmessa da Roma alla Ue - ha spiegato ieri Michele Ghezzi, funzionario del ministero delle attività agricole -, che entro sei mesi dovrà esaminarla con le annesse osservazioni. Se non ci saranno problemi nel giro di un anno sarà pubblicata la proposta di riconoscimento sulla gazzetta comunitaria. I Paesi membri hanno tempo sei mesi per eventuali opposizioni, e solo dopo quel termine verrà registrata la denominazione».

Almeno un anno, dunque. Poco in confronto ai quasi dieci anni trascorsi da quando i valtellinesi hanno sottoposto in Regione la loro richiesta (il 9 giugno del 2003 il Comitato per la valorizzazione dei Pizzoccheri fece richiesta di registrazione Igp). Richiesta a cui subito i bergamaschi si opposero al punto che è attualmente pendente davanti al Tribunale di Milano, un contenzioso in virtù del quale ieri Giacomo Zorzi - AD del pastificio Annoni - ha chiesto di soprassedere sul procedimento amministrativo fino a che sentenza giudiziaria non sarà pronunciata.

La guerra dei pizzoccheri si consumerà a colpi di documenti storici che le due fazioni - quella bergamasca e quella valtellinese che si è affidata allo storico Guido Scaramellini - hanno intenzione di mettere sul tavolo dei funzionari ministeriali a riprova della "vera" origine del pizzocchero: per i bergamaschi la farina di grano saraceno giunse nell'antichità da Venezia, i valtellinesi non escludono invece una via più a Nord, dai Grigioni.

«Sia come sia - hanno stigmatizzato dal pastificio Annoni - ci appelliamo all'articolo 7 del comma 3 del regolamento comunitario in base al quale "la registrazione della denominazione proposta danneggerebbe l'esistenza di una denominazione omonima o parzialmente tale o di un marchio oppure l'esistenza di prodotti che si trovano sul mercato da almeno cinque anni prima della data di pubblicazione della richiesta", fatto questo incontrovertibile, visto che il nostro pastificio produce da almeno 50 anni, su scala industriale, 18mila quintali annui di prodotto secco, ovvero la maggior parte della produzione italiana di pizzoccheri e questo senza che nessuno dall'inizio di questa vicenda, nulla abbia mai opposto a tale produzione e commercializzazione».

All'audizione di ieri (presente in sala il direttore del Multiconsorzio Patrizio Del Nero, il direttore di Confindustria Sondrio, Adolfo Ottonello, assente invece il presidente dell'Accademia del pizzocchero Rezio Donchi) è intervenuto anche il numero uno della Camera di Commercio, Emanuele Bertolini :«Stiamo investendo molto sui nostri prodotti tipici - ha detto -. Questa riunione è un passo importante, ci auguriamo di arrivare a una buona conclusione».

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I commenti dei lettori (1)

  • 1 | Dodo1958 - Messaggi (15) - 21-01-2012 - 08:44h

    Come sono ridicoli questi difensori del pizzocchero fatto col saraceno dell'altra parte del mondo. Allora la pasta di grano duro dovrebbe essere prodotta solo a Napoli, le tagliatelle solo a Bologna, le orecchiette solo a Bari... Un'arretratezza culturale e imprenditoriale spaventosa.

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