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Chiesa - Firmato l'accordo per la cassa integrazione dei 50 lavoratori. E ieri prima un incontro con la nuova società dei marmi che prenderà il posto della Marmipedrotti. Poi seguirà un tavolo per aiutare il settore lapideo.
Sono i due obiettivi definiti dall'amministrazione comunale di Chiesa in Valmalenco dopo l'annuncio della crisi della Marmipedrotti. E intanto si cerca di capire se ci potranno essere dei cambiamenti nelle concessioni per l'attività estrattiva. La Marmipedrotti affitterà da lunedì prossimo rami d'azienda a una nuova società - denominata Marmi Valmalenco srl - che con il sindacato si è già impegnata a salvaguardare almeno la metà dell'occupazione. Assumerà ex novo, dal momento dell'eventuale affitto, 22 lavoratori della Marmipedrotti necessari per l'inizio della produzione e si riserva di procedere a future assunzioni con lo stabilizzarsi dell'attività. Gli altri dipendenti dell'azienda che chiude resteranno in carico alla Marmipedrotti. Non sono chiare fino in fondo le motivazioni di questa situazione. A livello nazionale il settore deve fare i conti con uno stato di difficoltà generale, ma come dimostra l'andamento di altre realtà - anche locali - ci sono spazi per lavorare. Diversi elementi fanno pensare alla presenza di dinamiche prettamente interne alla società alla base di questa crisi che ieri ha portato alla firma della cassa integrazione. «In questo momento come amministrazione comunale siamo vicini sia ai lavoratori e alle loro famiglie, sia all'impresa - spiega il sindaco Miriam Longhini -. In questa fase riteniamo prezioso un incontro con la società. Finora non ci sono state comunicazioni ufficiali, contiamo di incontrare presto i rappresentanti dell'azienda che prende il posto della Pedrotti. Poi sentiremo anche i dipendenti per comprendere la situazione dal loro punto di vista».
L'attività delle aziende del settore è legata a cave di proprietà del Comune, a cominciare da quella della pietra conosciuta come "dorato della Valmalenco". Non è chiaro, in municipio, il futuro delle concessioni per l'utilizzo di queste cave vista la fine dell'attività di Marmipedrotti. «Per il momento non sappiamo ancora quali sono le possibilità», chiarisce il sindaco. Anche gli aspetti economici sono al centro dell'attenzione. «In questa fase contano di più la solidarietà nei confronti delle persone coinvolte e la volontà di lavorare concretamente per il settore. Il lapideo rappresenta una componente molto importante del prodotto interno comunale. Il tavolo di cui hanno parlato i sindacati rappresenta un'opportunità significativa per garantire una soluzione ai problemi dell'occupazione». Il Comune punta su un confronto fra le diverse aziende del comparto. «Può essere il momento buono per fare sì che tutte le imprese di questo ambito si siedano a tavolino per trovare soluzioni per alcune gestioni comuni. Anche per le cave può valere il detto che "piccolo non è bello". Sono tutte realtà importanti, con una lunga tradizione. Perché non si può pensare di lavorare tutti insieme?».
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