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Cinquanta posti persi quasi all'improvviso, dal giovedì al lunedì successivo. Stavolta delusione e arrabbiatura sembrano più che lecite. Fino a lunedì l'attenzione dei cinquanta dipendenti della Marmipedrotti si concentrerà sull'accordo per la cassa integrazione che verrà firmato a Milano. Ma è impossibile nascondere le sensazioni negative che animano lavoratori e sindacalisti dopo l'annuncio della cessazione totale dell'attività. Giorgio Nana, responsabile della Fillea-Cgil addetto al settore dei lapidei, è noto per la capacità di dialogare in ogni situazione. I rapporti fra la dirigenza guidata da Silvino Pedrotti e i dipendenti non sono mai stati conflittuali e anche stavolta Nana ha voluto evitare ogni scontro. Ma parlare di semplice amarezza è forse riduttivo.
«I lavoratori ufficialmente non hanno ancora ricevuto comunicazioni - spiega il sindacalista di Lanzada -. Il compito di comunicare la cessazione dell'attività è toccato a noi in assemblea giovedì. Gli operai erano pronti a tornare in azienda lunedì. Invece, domani sarà la data della firma della cassa che durerà almeno un anno. Diciamo che la prospettiva della riassunzione di 22 operai garantita dalla cessione d'azienda dà un po' di respiro, ma c'è amarezza per le modalità e i tempi della cessazione dell'attività di Marmipedrotti. È inevitabile pensare che se invece di chiamarci alla fine, ci avessero coinvolto prima, forse si sarebbero concordate soluzioni più efficaci e meno dure per i lavoratori e addirittura per la stessa Marmipedrotti».
La situazione non può essere eccessivamente semplificata, ma secondo Nana offre uno spunto per chiarire quali sono le priorità del mondo del lavoro.
«In questa fase l'articolo 18 è l'ultimo dei problemi. Bastano cinque giorni e non sei più un lavoratore, diventi un ex-dipendente che al mattino resta a casa anziché andare in laboratorio o in cava. La politica deve concentrarsi sul costo del lavoro. Se non lo abbassiamo, garantendo salari adeguati ai dipendenti, l'economia non riparte». «Purtroppo è una dinamica diffusa - aggiunge il segretario generale della Cisl Daniele Tavasci -. La condivisione dei problemi delle aziende con il sindacato può garantire vantaggi a entrambe le parti. Spesso veniamo contattati soltanto alla fine. È opportuno un cambiamento a livello culturale da parte di alcuni imprenditori». C'è preoccupazione anche per l'indotto. Fra l'azienda della famiglia Pedrotti e le imprese - non molte, a dire il vero - che hanno collaborato con la ditta del settore lapideo fondata più di cinquant'anni fa da Dionigi Pedrotti c'è sempre stato un rapporto fatto di tanto lavoro, ma anche di stima reciproca. Questa situazione inedita è fonte di timori per tutti. Al momento non sono state programmate iniziative di mobilitazione e protesta da parte dei sindacati. Non è stato possibile, almeno per il momento, ricevere chiarimenti dall'azienda.
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