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Tagli, una lettera aperta
dei docenti di Chiavenna

Rischio tagli, timori a Chiavenna (Foto by GIANATTI LUCA)

CHIAVENNA I tagli portano via quattro insegnanti al Circolo didattico di Chiavenna.
Lo scrivono in una lettera aperta i docenti, decisi a denunciare una situazione che ritengono pericolosa e inaccettabile. Nel documento ricordano che quest'anno salteranno 82 posti nelle scuole primarie della provincia di Sondrio. Questo significa che a settembre il numero dei docenti nei vari plessi scolastici di Valtellina e Valchiavenna diminuirà ancora e nel Circolo di Chiavenna ben quattro insegnanti perderanno il posto.
La preoccupazione, emersa con forza in diversi paesi della Valchiavenna, si sposta quindi nel capoluogo di mandamento. Il primo a esprimere il proprio punto di vista è Angelo Passerini, dirigente scolastico della “Garibaldi” e del Circolo. Secondo il preside si tratta di una questione decisamente rilevante sia per gli insegnanti, sia per la qualità della didattica. «Non c'è chiarezza sul futuro di questi quattro docenti, per ora si sa solo che viene meno il loro posto, spesso dopo molti anni di servizio – spiega -. Esprimiamo la nostra solidarietà nei loro confronti e la nostra preoccupazione per le ripercussioni sull'attività didattica. Abbiamo già raccolto i pareri di alcuni genitori che, dopo avere appreso le novità, non hanno potuto fare a meno di esprimere il proprio punto di vista. Dobbiamo aggiungere che, vista la situazione attuale, il futuro dei giovani insegnanti appare sempre più compromesso».
Intanto, in attesa di conoscere come potranno essere riorganizzati gli organici, i docenti, sconcertati e molto preoccupati, esprimono il proprio disappunto e la propria contrarietà.
Secondo il loro comunicato un'ulteriore riduzione del numero degli insegnanti – 4 su 26 sono una discreta fetta del corpo docente - determinerà la una nuova distribuzione sulle classi: molti alunni non troveranno continuità con i loro insegnanti, le discipline potranno essere diversamente attribuite e le ore di compresenza, ritenute già insufficienti, scompariranno.
«Come diretta conseguenza a questo stato di cose lavoreremo principalmente in una classe, impartendo più discipline e  le  lezioni si ridurranno ad essere“frontali”: sarà difficile proporre  attività piacevoli e motivanti per  classi “aperte”, per gruppi di classi parallele o gemellate. Non potremo attivare per esempio “laboratori” in cui gli alunni approfondiscono le discipline con l'aiuto dei linguaggi multimediali e non potremo più  insegnare secondo un'attiva didattica di ricerca .
L'elaborazione di “progetti” di vario tipo ha finora presupposto la collaborazione e lo scambio fra docenti: con questi cambiamenti ogni percorso di questo tipo risulterà impossibile, perché gli insegnanti di classe esauriranno le loro ore in aula, con spiegazioni ed esercitazioni disciplinari».
La riduzione progressiva del tempo scuola settimanale degli alunni obbliga a concentrare la programmazione sulle discipline scolastiche. Le “educazioni” (motoria, musica e attività artistico-espressive) resteranno relegate al ruolo di “cenerentole” con un'ora settimanale ciascuna.
«Le nuove disposizioni ministeriali di formazione delle classi prime prevedono che una sezione abbia non meno di 15 alunni: questo comporterà sezioni  più numerose e non vanno trascurate le carenze di insegnanti di sostegno. Questa politica di riduzione e di tagli drastici  vuole   “risparmiare” proprio sull'istruzione pubblica e  ci impedisce di garantire un servizio importantissimo, gratuito e di qualità».

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