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GROSIO La facciata del Palazzaccio di Grosio che dà sulla piazza del monumento è diventata una lavagna. Ci scrivono tutti, ma in maniera indelebile. Sotto la scritta dell'epoca fascista fatta ripristinare alcuni anni fa dall'allora sindaco Italo Strambini, all'alba di domenica è comparsa un'altra scritta “vergogna” che sembra un giudizio alla decisione di far riemergere dopo mezzo secolo il motto fascista sepolto sotto vari strati di intonaco. Dalla calligrafia sembra l'abbia realizzata una mano tremante di anziano. Un'ipotesi che potrebbe essere anche qualcosa di più visto che pare ci siano dei testimoni oculari che domenica mattina verso le sei hanno visto all'opera due arzilli nonnetti (che nel tardo pomeriggio di ieri sarebbero stati individuati dai carabinieri) con tanto di pennello che si siano pure sorbiti una ramanzina da parte di qualche giovane reduce dalla nottata di festa. Certo non è un caso che la scritta sia stata oltraggiata il 25 luglio. Nella stessa data del '43, che segna la caduta e l'arresto di Mussolini, infatti la scritta fascista era stata cancellata. Chi ha agito ha quindi una profonda conoscenza della storia.
«Io so chi è stato, ma non sono un delatore - afferma il presidente provinciale dell'Anpi il grosino, Giuseppe Rinaldi, classe 1923 -. Secondo me la parola vergogna è appropriata». Da quando la giunta Strambini decise di evidenziare la scritta le polemiche sono quasi all'ordine del giorno. Gli ex partigiani del paese l'hanno presa come un'offesa. Invano hanno avuto incontri con l'ex sindaco Strambini per convincerlo a togliere la scritta. «Tre per la precisione - ricorda Rinaldi -. Dapprima sembrava aprirsi uno spiraglio, anche se non ci siamo mai fatto nessuna illusione». Per perorare la propria causa gli ex partigiani grosini che fanno parte dell'Anpi di Grosio hanno peregrinato a destra e manca, scomodando anche l'allora prefetto Poretti. Ma senza ottenere la tanto sospirata cancellazione: «Ma come ex partigiani- afferma convinto Rinaldi - avevamo il diritto di protestare». Avevano pure minacciato di non presenziare più alle cerimonie di rievocazione storica i nonni dai capelli grigi e dal foulard tricolore. La loro protesta era stata cavalcata dalla minoranza in consiglio comunale che ne aveva fatto pure una mozione in aula. Con il cambio di amministrazione comunale e il ritorno sulla poltrona di Antonio Pruneri, sicuramente ideologicamente più vicino all'Anpi rispetto a Strambini, gli ex partigiani si erano forse convinti che il momento della cancellazione di quello che ritengono un oltraggio fosse arrivato. Invece anche l'amministrazione Pruneri non se l'è sentita di prendere la spugna e cancellare la scritta. E gli ex partigiani ormai prossimi alla novantina tanto tempo di aspettare certo non l'hanno. Se non proprio cancellata la scritta ora è stata mitigata ai loro occhi che hanno vissuto la Resistenza. «“Vergogna”è una chiara provocazione - afferma il 34 enne presidente della sezione di Grosio dell'Anpi e assessore comunale di Grosio Giovanni Curti -. La scritta fatta dall'amministrazione Strambini non ha valore storico, non doveva essere fatta». Non si sa se quella "vergogna" che è comparsa sulla facciata sia la stessa che i vecchi partigiani provano passando nel cuore del paese e vedendo la scritta messa dall'amministrazione Strambini con quella targa. Non è la prima volta che viene oltraggiata. Al fianco c'è una targhetta fatta mettere dall'ex sindaco che ne certifica la collocazione storica durante il suo mandato. L'hanno sempre chiamato Palazzaccio i grosini l'edificio della scritta. Ma nessuno poteva pensare che divenisse un così acceso pomo della discordia.
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