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Strage di api nel Tiranese, dopo le denunce e gli allarmi continuano senza sosta le indagini da parte dell’Asl e di altri enti competenti per accertare quali siano le sostanze chimiche utilizzate da alcuni frutticoltori nella zona di Lovero.
«Sono stati in molti - commenta il presidente dell’Associazione apicoltori di Sondrio, Giampaolo Palmieri - a essersi attivati per capire cosa sia successo. La situazione potrà essere valutata soltanto a bocce ferme, una volta che abbiamo i risultati delle analisi dei campioni di api che abbiamo inviato all’Istituto zooprofilattico». Le abbondanti precipitazioni di questi giorni potrebbero avere un effetto positivo in quanto, oltre a scoraggiare le api a visitare i fiori sui quali si è depositato il veleno, contribuiscono a diluire l’insetticida utilizzato dai frutticoltori. «Abbiamo comunque allertato tutte le autorità preposte - sempre Palmieri - perché, a quanto pare, non tutti i frutticoltori che stavano eseguendo trattamenti anticrittogamici (quelli impiegati contro le malattie fungine, ndr) si sono limitati a questi prodotti. C’è stato chi, probabilmente per risparmiarsi di ripetere l’operazione a fioritura conclusa, ha pensato bene di aggiungere anche il veleno del trattamento post-fiorale contro gli afidi o altri insetti». Insomma un mix micidiale che ha sterminato le api bottinatrici e che rischia di uccidere anche la covata qualora il veleno abbia contaminato l’intero alveare. Sulla base delle segnalazioni giunte finora all’Associazione apicoltori, sarebbero tre i produttori di miele che hanno subìto danni: Natale Giudicatti, Agostino Giudicatti e Andrea Visini i cui alveari erano tutti compresi in un’area lunga ben 1,5 chilometri a Lovero.
«E’ un vero peccato - continuano gli apicoltori - che per colpa di alcuni frutticoltori si devono guastare i rapporti di collaborazione che da tempo e con pazienza si è cercato di portare avanti».
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