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Pista ciclabile unica,
ma lampioni differenti

Il lampione sul territorio di Morbegno (Foto by Sandonini Dervio)

Anche di notte si corre, si va in bicicletta o sui pattini a rotelle alla pista ciclabile dell'Isola, tra Morbegno e Talamona, ma molti utenti non hanno potuto fare a meno di notare la differente scelta dei lampioni fatta dai due Comuni per la stessa zona. Sino all'estremo confine est della cittadina del Bitto, i nuovi pali della luce sono di colore nero e più bassi. Talamona invece ha optato per un grigio chiaro e un'altezza che supera i “vicini morbegnesi” di almeno un paio di metri.
«Sono sicuramente di buon gusto quelli nel territorio morbegnese - segnala Pietro Bianchini, un lettore de “La Provincia di Sondrio” ed utente della pista - mentre mi sembrano da “area industriale” quelli del territorio talamonese. Comunità montana, Parco della Bosca, ma cosa servono, se non si è capaci di coordinare un intervento elementare come questo?» Al di là del giudizio estetico, c'è da precisare che la parte talamonese, al momento, non rientra nei confini del Parco e quindi, l'amministrazione Luzzi (l'intervento di Talamona risale alla primavera del 2009, Morbegno lo ha concluso da poche settimane) non era tenuta a chiedere il parere dell'ente gestore dell'oasi.
Cosa che invece ha fatto la giunta Rapella, circa un anno dopo. «Talamona ha fatto una scelta autonoma - ricorda il sindaco di Morbegno Alba Rapella - coinvolgendo le associazioni sportive che volevano l'illuminazione della pista, ma anche dell'argine, da qui la scelta di pali più alti. Non è stato chiesto invece il nostro parere.  Per quanto riguarda, la nostra parte, avendo approvato un piano comunale dell'illuminazione pubblica, ci siamo attenuti a queste prescrizioni, che però non  collimavano con la scelta compiuta dai nostri confinanti».
Il risultato finale, ovviamente, non è dei migliori, tanto più che in futuro, questo tratto di pista dovrebbe diventare una variante del Sentiero Valtellina, frequentato dunque non soltanto dall'utenza locale, ma anche dai turisti. «Purtroppo capita molto spesso che non ci sia un minimo di coordinamento fra enti confinanti sulla scelta degli elementi di arredo urbano, come nel caso delle aree industriali, per fare un esempio - afferma il direttore del Parco della Bosca Italo Buzzetti - in questo caso sarebbe bastato mettersi d'accordo prima, scegliere insieme un' unica tipologia, non è stato fatto e il risultato è lì da vedere, non restituisce certo un'immagine positiva di come viene gestito il territorio dagli enti locali».
 Come al solito, ognuno fa per sé, senza badare molto a quel che succede oltre i propri confini, nonostante sulle aree verdi del fondovalle si stia investendo molto. Questo esempio è forse marginale, ma rispecchia un modo non corretto di fare gestione del territorio. Un modo che genera disordine e dissonanze alle quali è difficile, o spesso impossibile, rimediare.

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