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Parla il legale di Passamonti:
«Solo un reato contestato»

«Alla luce dell'esito della chiusura delle indagini, sembra proprio che la montagna abbia partorito un topolino». È il commento a caldo dell'avvocato Gianmarco Brenelli, legale di Silvano Passamonti, uno dei principali indagati nell'ambito della vasta inchiesta avviata oltre due anni fa dalla Procura di Sondrio per fare chiarezza sull'appalto della strada di Bema.
Cadute le accuse più pesanti di associazione per delinquere e corruzione, a suo carico rimane soltanto un'imputazione per turbativa d'asta.
Il sospetto degli inquirenti è che quella gara fosse stata gestita in maniera quantomeno disinvolta. Diversi elementi, in altre parole, facevano pensare al fatto che non solo quell'appalto fosse stato gestito in modo regolare, ma che qualcuno avesse fatto i propri interessi. Tra questi, oltre ad alcuni imprenditori e ad altri politici e amministratori della Bassa Valle, proprio Silvano Passamonti, presidente della Comunità montagna di Morbegno. «Forse proprio per questa sua posizione le indagini si sono concentrate tanto su di lui - ancora Brenelli - Il mio assistito riveste un ruolo pubblico molto suggestivo, soprattutto mediaticamente. Peccato però che dei dieci reati ipotizzati all'inizio gliene si contesti adesso solo uno».
Nell'ambito della stessa inchiesta Passamonti, tra l'altro ex sindaco di Bema, era anche stato sottoposto alla misura cautelare della sospensione dai proprio incarichi per due mesi. Il medesimo provvedimento era stato adottato anche per Mino Conforti, tecnico del Comune di Dubino e di quello di Bema. L'imprenditore Luigi Rebai e il funzionario del Provveditorato regionale ai Lavori pubblici Angelo Bianchi erano invece stati colpiti dalla misura degli arresti domiciliari.
Nessuno di loro oggi è accusato di corruzione. Tutti sono chiamati a vario titolo a rispondere del tentativo di condizionare l'esito della gara d'appalto.
«Nel caso del mio assistito non gli si contesta nemmeno esattamente quello, quanto il fatto di non aver permesso che la presunta turbativa avesse luogo - conclude il legale -. E nello stesso fascicolo si specifica che lui di quel tentativo non sapeva nemmeno nulla. Siamo al capovolgimento della logica del sillogismo: un capolavoro di illogicità. Qui non si è cercato un ago in un pagliaio. Peggio: si è sequestrato il pagliaio intero per vedere che cosa ci fosse dentro. E dopo quintali di documenti sequestrati, montagne di intercettazioni e decine di sequestri si è arrivati al contraddittorio capo di imputazione che oggi ci troviamo davanti».

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