Il K2 mi ha risparmiato ma ora mi perseguita... Ma non ho nessuna intenzione di farmi rovinare la vita: mi sono salvato da quell'inferno di neve e ghiaccio, non mi farò certo travolgere dalle maldicenze che ora qualcuno mette in giro per cercare di fermarmi... In un certo senso mi sento un po' come Walter Bonatti, e sto pensando di fare come ha fatto lui: niente più dichiarazioni, niente più interviste».
E' scocciato "il Selvadeik". Troppe insinuazioni su di lui e sulla scalata al K2, impresa che ha portato a termine nell'agosto del 2008 e che sarà ricordata come una delle più tragiche al mondo: 11, infatti, le vittime di quella spedizione. Peggio di così era andata solo nel 1986, quando i morti furono 13, tra i quali il grande Renato Casarotto.
Confortola è l'unico sopravvissuto di quella spedizione che lo ha visto addirittura bivaccare all'addiaccio a 8600 metri per una notte e tentare inutilmente di salvare alcuni olandesi rimasti appesi in parete, a testa in giù. In poche ore ha visto la montagna macchiarsi di sangue e i resti dei compagni sparsi ovunque attorno a lui. Di quella tragica esperienza ha narrato in un libro e ora promette di scriverne un altro.
«Sì, vorrei tanto poter raccontare di come mi sono rimesso a scalare anche se - sia chiaro - non sono il primo a tornare in parete senza più le dite dai piedi: Messner, tanto per non fare nomi...».
Confortola è dunque pronto a partire. Dopo Pasqua sarà di nuovo in Nepal. Obiettivo, un altro 8000: il Lhotse (8516 metri). Il settimo, se tutto andrà bene, per l'alpinista di Valfurva che ha già al suo attivo Everest. Shishsa Pangama, Annapurna, Cho Oyu, Broad Peak e K2. «Sto mettendo insieme materiali e sponsor e non è facile... Fisicamente mi sento ok».
Ora c'è chi lo accusa di non aver detto la verità su quanto accaduto, di aver sfruttato l'episodio "per far cassa" e ottenere fama e popolarità. Di più: Marco Confortola sarebbe così inviso ai suoi stessi colleghi da non trovare neppure un compagno di spedizione.
«E guarda caso tutto questo can-can avviene il giorno dopo l'annuncio della mia nuova spedizione... Non voglio nemmeno rispondere a certe insinuazioni. Dico solo che dei miei compagni (Panzeri, Merelli, Mondinelli e Manni) sono l'unico a non aver fatto il Lhotse e quindi è chiaro che a loro non interessa eppoi quando sarò là incontrerò almeno una decina di altri alpinisti stranieri che come me vogliono raggiungere la cima! Quindi non sarò solo».
Confortola respinge al mittente anche l'accusa di essere un "bombarolo", ovvero di aver utilizzato ossigeno per salire in vetta. «L'ho fatto e l'ho dichiarato, sull'Everest. Poi con le bombole ho chiuso... non così, invece, posso dire di chi oggi mi accusa», dice Confortola che con un gesto secco della mano fa capire di voler cambiare argomento.
E non hai paura di quello che ti aspetta lassù? «L'unica cosa che tempo è il freddo. I miei piedi, dopo l'amputazione delle dita sono molto sensibili e specialmente il destro mi fa male».
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