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Piuro è ancora in testa nella classifica dei comuni "ricicloni" stilata da Legambiente in provincia di Sondrio. Come lo scorso anno l’amministrazione guidata dal sindaco Paolo Lisignoli guadagna il primo posto in provincia con un ragguardevole 78,60% di raccolta. Il comune della Bregaglia italiana non entra nella classifica generale ai primi posti solo per l’indice di gestione (che tiene conto di altri parametri come la quantità di rifiuti prodotta rispetto alla popolazione).
Un dato inferiore a quello di comuni come Andro, primo in classifica, ma comunque ampiamente positivo. Il secondo dato significativo riguarda, invece, il comune capoluogo di provincia. Nella classifica dei capoluoghi di provincia dopo Lecco sale Bergamo che recupera una posizione su Varese che scende al terzo posto. Seguono la new entry Monza e Sondrio. Anche quest’anno a causa dell’innalzamento della soglia minima di raccolta differenziata per l’ingresso in classifica, fissata per il 2008 al 45% rispetto al vecchio 40%, restano fuori dalla classifica i capoluoghi di Brescia, Mantova, Como e Lodi.
Costante negativa resta l’esclusione di Milano e di Pavia che in 6 anni non hanno mai messo piede in classifica, restando inchiodate rispettivamente al 32,7% e al 28,1% di raccolta differenziata. Il dato sondriese è del 45,90 per cento. In crescita ma ancora lontano dall’obiettivo fissato dal decreto Ronchi del 60% entro i prossimi due anni. Sugli oltre 1500 comuni lombardi in gara, sono 627 quelli che si possono fregiare dell’entrata nella classifica dei Comuni Ricicloni 2009, un numero in aumento rispetto all’edizione precedente (588) nonostante i criteri più severi imposti per l’ingresso in classifica.
«Non basta l’elevata percentuale di raccolta differenziata per vincere la classifica dei ricicloni - spiega la responsabile del rapporto, Lidia Crivellaro - occorre dimostrare di avere un sistema di gestione che garantisca, a costi competitivi, di produrre frazioni di buona qualità , riducendo gli scarti in fase di riciclaggio, ed anche di mettere in campo politiche locali per la riduzione complessiva della produzione di rifiuti». Se fossero ottenuti i risultati previsti dalla legge, secondo Legambiente, alla Lombardia non servirebbero nuovi inceneritori.
«La Lombardia, con il 40% dei rifiuti trattati in inceneritori, è la regione italiana più dotata di questo tipo di impianti che, oltre a porre problemi di sicurezza e di inquinamento, non sono per nulla efficienti nel recupero di materiali ed energia - dichiara Damiano Di Simine, presidente regionale di Legambiente. La buona notiziaè che, raggiungendo gli obiettivi di riciclaggio e riduzione dei rifiuti previsti dalle norme europee, alla nostra regione non serve costruire nemmeno un nuovo inceneritore. Ma questo non significa che siamo a posto: occorre infatti dotarsi di nuove impiantistiche per il trattamento biologico della frazione organica dei rifiuti e dei reflui, da cui è possibile ricavare biometano e fertilizzanti organici: questa è la sfida tecnologica necessaria a rendere davvero autonoma la Lombardia».
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