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Quell'arte della politica dimenticata

Quattro o cinque anni tra un'elezione e l'altra non rispondono più alle esigenze di una società in continuo e rapido cambiamento.
Un governo (nazionale, regionale o locale) che pure ha ottenuto il consenso elettorale può non essere più adeguato alle necessità del momento e per essere legittimato a continuare a governare dovrebbe almeno una volta all'anno essere sottoposto al vaglio degli elettori.
Questo sarebbe auspicabile nel prossimo futuro, attraverso meccanismi referendari annuali (o al massimo ogni 18 mesi), validi senza alcun "quorum", che propongano un semplice, secco ed elementare quesito: conferma o bocciatura (in tal caso il governo dovrebbe dimettersi e se ne dovrebbe formare uno nuovo e diverso, se ci sono i numeri, oppure andare a nuove elezioni).

Giovanni Dotti
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La considerazione, se ci voltiamo e guardiamo a quello che è stato e ci siamo lasciati alle spalle, è corretta. Quanto meno di buonsenso. Quando si affida una delega politica, bisogna dare il tempo al rappresentante politico di progettare e realizzare la soluzione per le esigenze che la società e la comunità gli ha sottoposto da risolvere. Altrimenti non serve a nulla delegarlo. "Fare politica", sottolineava Carl Schmitt, significa cercare sempre il progetto, la soluzione migliore, più adeguata alle richieste dei cittadini, l'arte di creare una risposta ai bisogni della società. È in questo passaggio che si vede e si può giudicare la lungimiranza di un politico. Il problema, quindi, non è forse così tanto la frequenza delle elezioni. Ma la capacità e la frequenza con cui il politico eletto è capace di adeguare il suo progetto politico (la risposta ai bisogni) in maniera coerente e con tempestività rispetto alle esigenze sorte, nuove e più imminenti. Un approccio che oggi politici e partiti non sanno più adottare, così fermi, autoreferenziali  e conservatori rispetto ai loro privilegi e posizioni. La democrazia semmai, essendo realismo ed efficienza, ha il pregio di sradicare confusione e occasioni di devianza. Cioé quello che sta accadendo in Italia da un bel pezzo.

Simone Casiraghi
s.casiraghi@laprovincia.it

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