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La nuova frontiera degli animalisti:
in Borsa per far pressione sulle società

Salvare gli aniomali è una pratica da sempre militante, che si basa sovente su presidi e proteste eclatanti.
Ma ora la pressione a favore delle diverse specie sembra prendere un'altra strada, innovativa. Infatti adesso l'attivismo animalista passa anche dalle Borse, secondo l'associazione Peta che, cercando nuovi canali per promuovere le sue istanze, ha deciso di acquistare partecipazioni tra 80 delle maggiori società mondiali.
Spesso impegnata su iniziative che puntano a richiamare la visibilità mediatica, coinvolgendo pop star o modelle, l'associazione - il cui acronimo in inglese corrisponde a "Popolo a favore di un trattamento etico degli animali" sostiene che gli acquisti di azioni hanno già fruttato alcuni risultati, consentendo loro di fare maggiori "pressioni" nelle società quotate di cui sono piccoli azionisti.
Gli esempi non mancano: la catena di grande distribuzione Safeway e la catena di ristornati Ruby hanno accettato di acquistare prodotti da fornitori che usano sistemi di macellazione meno traumatici, ha riferito la direttrice di Peta, Ashley Byrne, o allevamenti di polli e suini che non usano gabbie.

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